Le
pensioni d’annata
al vaglio della Consulta
Nel
corso del convegno sulle pensioni tenutosi il 30 luglio u.s. avevamo sollecitato
gli organi istituzionalmente preposti a dare risposte concrete su questa
annosa problematica che impedisce al pensionato di soddisfare le necessità
di vita in modo dignitoso.
In seguito alla remissione della II° Sezione Giurisdizionale Centrale
della Corte dei Conti il giorno 15 ottobre 2003 è finalmente fissata la
discussione presso la Corte Costituzionale. Il S.A.PENS. nutre grandi
speranze nella decisione del Collegio Costituente ed auspica che finalmente
venga messa la parola fine alla continua perdita del potere d’acquisto
delle pensioni. Questa importante novità cade in un particolare e delicato
momento del nostro paese, dovuto soprattutto al dibattito innescatosi
sulla riforma della previdenza e che divide non soltanto il mondo politico.
Una pensione sicura e che conservi il suo reale valore nel corso degli
anni può sicuramente agevolare l’introduzione di meccanismi che modifichino
l’attuale normativa in tema di pensionamento.
In assenza di un serio meccanismo di adeguamento delle pensioni che tenga
conto dell’aumento del costo della vita ed un raccordo delle stesse alle
retribuzioni dei lavoratori, entro breve tempo tutti i trattamenti di
quiescenza sono destinati a diventare d’annata.
Va eliminata l’attuale situazione di legittima incostituzionalità che
fa sì che a parità di contribuzione, di qualifica ecc… un pensionato anziano,
con conseguenti maggiori necessità, percepisce un trattamento previdenziale
inferiore di un pari collega di recente collocazione a riposo.
Attualmente l’unica protezione del valore delle pensioni è rappresentata
dalla perequazione automatica prevista dalla legge di riforma Dini basata
principalmente sui dati Istat che nella quasi totalità sono per lo più
inattendibili, senza pertanto tener conto dell’andamento del prodotto
interno lordo e quindi della ricchezza del paese. E’ superfluo ricordare
che l’ultima rivalutazione risale alla legge 59/91 e migliaia di pensionati
sono ancora in attesa dei benefici.
Oramai nessuno ha il coraggio di negare la situazione catastrofica che
si è creata con la perdita del potere d’acquisto delle pensioni commisurato
al 30% in dieci anni.
Perdurando l’attuale normativa si corre il rischio, per non dire la certezza,
di creare un ulteriore fascia di poveri che i precedenti meccanismi di
indicizzazioni hanno generato.
Troppo spesso abbiamo riscontrato che l’inflazione reale è il doppio di
quella legale ed il triplo di quella programmata con buona pace delle
organizzazioni sindacali che hanno dato il loro assenso ai meccanismi
vigenti.
E’ più che mai necessario partire dall’ordine del giorno approvato all’unanimità
dalla Camera dei Deputati ed accettato dal Governo per rendere dignità
alle aspettative di vita di tutti i pensionati.
Non è più tempo di rinviare l’approvazione di provvedimenti riparatori
alla legge delega n° 421/92.
E’ invece opportuno ricordare il dettato dell’articolo 36 della Costituzione
che recita “la retribuzione dei lavoratori, e quindi la pensione, deve
essere in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia
un’esistenza libera e dignitosa”.
Non possono pertanto essere accettate le argomentazioni dell’Esecutivo
quando viene riferito che “ci sono responsabilità di Governo che a
volte impongono decisioni non facili anche se obbligate”.
Ecco perché è più che mai necessaria una decisione della Corte Costituzionale,
magari con una sentenza di indirizzo, affinché sia fatta giustizia ai
pensionati.
Giuseppe
Torrente
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