Repubblica...
                        Repubblica...
Le cose strane che avvengono nel nostro paese, sono ormai, così frequenti da aver quasi annullato il fattore sorpresa.
Recentemente a ritmi opportunamente dosati siamo stati telespettatori, lettori, spettatori, monarchici. Poi ci sono state le pizze Margherita, le processioni, i miracoli di S. Gennaro, qualche baruffa, qualche spintone, le opportune visite.
I Savoia non sono stati un episodio nella storia del nostro paese, sono stati secoli di storia, che nessuno, vuole ora qui, negare o rinnegare, gli amici e non. Però tutto questo tramestio di mass-media, di giornali, di approvazioni, sorridendo verde di politica delle opportunità, del cavalca la notizia, dei soldi, quelli tanti, di  chi continua a pagare le scorte ecc. ne parleremo un'altra volta.
Questi fatti mi inducono a riaprire o tornare a parlare di una ormai vecchia questione, certamente non soltanto mia, mai risolta; quella dello stemma per la bandiera, perché il precedente ha terminato la sua storia. "…Vista la deliberazione dell’Assemblea Costituente che nella seduta del 22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica Italiana… ecc. ecc. firmato Terracini… De Gasperi… Grassi…
Insomma è passato ormai mezzo secolo è non si è ancora deciso scelto realizzato uno stemma un disegno un «logo» come si dice adesso, da porre al centro della bandiera nazionale.
Come giustamente dice un mio amico… sono stanco di guardare una bandiera che si confonde con quella di altri paesi.
Ne convengo non è facile, c’è il grande rischio della retorica e come diceva Giovannino Guerreschi, che era di parte ma aveva ragione, rifacendosi alle proposte di allora… sembrano tutti "marchi" per biciclette.
Mi consolo però, guardando a lungo, e il fatto di essere a Genova mi aiuta "lo stemma" scelto per la marina e in particolare quello della marina militare.
Sono affascinati, al centro di quelle bandiere si parla delle grandi Repubbliche, delle Torri merlate, della storia. Basta riflettere un po’, rammentare, confrontare, smettere per qualche minuto di pensare "via internet" rileggere quei libri, ricordare quelle lezioni  insomma un po’ di riguardo al sapere.
Venezia, Genova, Pisa e Amalfi stanno a guardare. Penso, un po’ malignamente, che il non aver ancora scelto il fregio abbia non poche motivazioni di vario genere. Azzardo le opportunità politiche, qualcuno potrebbe sentirsi non sufficientemente rappresentato, i pro e i contro delle parti. Ipotesi e sospetti di chi è abituato da molto tempo a vivere in un paese dove bisogna sempre domandarsi "cui prodest?". Eppure e da lì che dobbiamo partire, dalle grandi Repubbliche, per ragionare della nostra storia, del nostro passato, senza dimenticare o negare chicchessia, dei secoli e degli anni durante i quali il nostro paese faceva testo. Per tornare allo stemma dovremmo cominciare parlando di Venezia, ma io sono di parte e comincio da Genova di S. Giorgio e di Venezia di S. Marco ne parleremo la prossima volta.
 
Procediamo per cenni di sintesi senza considerare tutto quello che fu storicamente prima del periodo d’oro "del secolo d’oro della Repubblica di Genova", cioè il XIV secolo; quando la bandiera rosso crociata e lo stemma della Serenissima erano padroni del mare, sino ad arrivare alla battaglia navale della Maloria 1284 ove Pisa rivale fu sconfitta con un capolavoro di bravura marinara.
Comincia di lì il dominio commerciale, navale e politico su tutto il "mare fra le terre" appunto mediterraneo. Ad un certo momento l’intero traffico delle granaglie e del vino nell’area del nostro mare, Nord Africa, Spagna e Sicilia grandi centri di produzione, si trova ad essere dominato dai banchieri e dai commercianti della Superba; che si presentava con le sue navi i suoi vessilli e gli stemmi dei suoi grandi Ammiragli.
La rivalità e la guerra con Venezia, il primo dei grandi riquadri delle "repubbliche" della bandiera, fu veramente dura. La lotta contro S. Marco continuò nel tempo senza mezzi termini, per il potere sul mare, per togliere e prendere commerci all’avversario. Alterna le vicende la fortuna e i fatti d’arme, conclusisi quasi definitivamente, con la guerra di Chioggia (1370-1381) a favore di Venezia.
Le grandi famiglie della città i Fieschi, i Doria, gli Adorno, gli Embrici ecc…. cominciano o meglio seguitano ad azzuffarsi per lo scettro del comando. Sorge la stella di Andrea Doria grande ammiraglio che riporta la serenissima di Genova agli antiche splendori all’apice della grandezza.
La bandiera di S. Giorgio forte, tenuta, rispettata ovunque, la lingua del mare è il genovese.
La storia continua inesorabile banchieri genovesi predominanti in Spagna finanziano l’impresa di Colombo. La squadra navale al comando di Biagio Assereto sconfisse l’armata aragonese e cattura tra gli altri Re Alfonso d’Aragona.
La Repubblica forte ed invidiata si cinge di potenti mura e fortezze, ancora oggi bellissime a vedersi. Continua inesorabile la storia, nel 1814 alla caduta di Napoleone, al Congresso di Vienna si decide, con la prepotenza della forza che la Repubblica di Genova sia annessa al Piemonte, gli uomini dei Savoia a Vienna hanno lavorato bene.
I plenipotenziari genovesi non firmano e se ne vanno, gli antichi amici nemici Francia e Spagna non possono intervenire.
Fine della Serenissima Repubblica di Genova.
Ritorniamo alla questione dello stemma e della bandiera per raccontarvi un fatto curioso, a mio parere ben fornito di verità.
Il grande Ammiraglio Principe Andrea Doria, che alla tenera età di 91 anni andava per mare, era diventato il terrore dei pirati del mediterraneo, tutte le "compagnie" mercantili volevano la sua scorta.
Si dice che Sua Maestà Britannica, di quei tempi, chiese di poter comprare, per poter proteggere le sue navi la bandiera rosso crociata di S. Giorgio. Bandiera che è tutt’ora usata dalla marina inglese.
Andrea Doria, da buon genovese fiutò "l’affare" e accettò. Quando si dice dell’importanza degli stemmi e della bandiera.

Pier Luigi Villa


 

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