La
conclusione dei lavori parlamentari, prima della sospensione dovuta
alle festività natalizie, ha lasciato molto amaro in bocca.
L'approvazione della Legge di Bilancio
dello Stato relativo all'anno 2001, ha confermato l'atteggiamento ambiguo
che da un po' di tempo a questa parte, il Governo e, purtroppo, i partiti
che lo sostengono attuano nella definizione legislativa dell'annosa
questione relativa alla triennalità dei contratti di lavoro dei ferrovieri.
Un comportamento che, per inspiegabili
motivi, non ci consente di poter mettere la parola fine ad una problematica
che ci sta impegnando dall'inizio dell'attuale legislatura e per la
quale continueremo ad adoperarci fin quando, il potere politico non
avrà il coraggio di dichiarare, in modo chiaro ed inequivocabile, le
proprie intenzioni.
Poco prima della discussione, in prima
lettura la Camera dei Deputati ed in seconda lettura nell'aula di Palazzo
Madama, la caparbietà del SAPEF era stata coronata da una serie di iniziative
da parte di organi ed esponenti politici di un certo peso:
26
ottobre: l'XI Commissione Lavoro della Camera approva un
testo unificato di tutte le proposte di legge in materia; -
2
ottobre: inizio della discussione nell'aula di Montecitorio
e dichiarazione di disponibilità condizionata da parte del Sottosegretario
di Stato per il Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica;
3
e 5 ottobre: pareri favorevoli della I Commissione Affari
Costituzionali e IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni;
-
18
ottobre: emendamento alla Finanziaria, firmatari gli onorevoli
Cordoni, Strambi, Gardiol, Lombardi, Ricci, e Loddo finalizzato allo
stanziamento dell'importo necessario alla copertura economica;
14
novembre:
presentazione di tre emendamenti all'art. 80 del Disegno di Legge al
collegato alla Finanziaria da parte dei Deputati Innocenti, Presidente
della Commissione Trasporti (Tab. A.98), Colombini, Martino, Leone per
il gruppo di Forza Italia (Tab. A.3), Bonato, Giordano, De Cesari, Borghetta
a nome del Gruppo Comunista (Tab. 76); -
17
novembre: il Governo accoglie l'ordine del giorno 9/7328/22
dell'Onorevole Strambi (PRC), -
17
novembre: l'aula di Montecitorio, recependo il parere contrario
del Governo, boccia tutti gli emendamenti; -
1
dicembre: presentazione di una serie di emendamenti al Senato
prima dell'inizio della discussione in aula. Tra questi uno dei Senatori
D'Alessandro, Prisco, Bruno Ganeri, Parola, Mele, Villone, Pagano del
gruppo dei Democratici di sinistra, un altro da parte di Forza Italia
firmatari, Lauro e Piccioni, un altro ancora della Senatrice Mazzucca
Poggiolini di Rinnovamento Italiano; -
6
dicembre: gli Onorevoli Pistone e Strambi del Gruppo Parlamentare
Comunista alla Camera pongono un "question time" (interrogazione
e risposta immediata) al Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale
Senatore Cesare Salvi. Il Ministro assicura testualmente "... nei
prossimi giorni approfondiremo questi conteggi e avremo modo di verificare,
assieme ai parlamentari presentatori dell'ordine del giorno, la soluzione
più valida per dare una risposta alle esigenze sollevate".
-
19
dicembre: a conclusione della votazione definitiva della
Finanziaria al Senato, due emendamenti dei Senatori Taralli, D'Onofrio,
Zanoletti, Biasco, Bosi, Callegaro, Napoli Bruno, Fausti (9.4885.812)
e a firma di Vegas, D'Alì, Costa, Ventucci, Azzolini, Lauro, Novi, Minardo
(9.4885.980) non vengono posti in votazione in quanto accolti dal Governo.
Tutte queste iniziative, e le loro conclusioni, documentate da atti
parlamentari, danno il senso in cui versa l'esecutivo:
-
il Governo che accoglie una serie di emendamenti, assicura una rapida
soluzione della problematica, ma che non concretizza le proprie buone
intenzioni;
-
i partiti che lo sostengono, rappresentati dalla maggioranza, bocciano
le iniziative parlamentari e ritirano i propri emendamenti ancora prima
di porli in votazione.
Questi atteggiamenti fanno pensare ad
una melina, per usare un termine calcistico, finalizzato a non creare
dispiacere alle organizzazioni sindacali tradizionali, da sempre ostili
alla emanazione di un provvedimento legislativo che ponga fine alla
discriminazione in cui si trovano i pensionati ferrovieri.
Alla ripresa dei lavori parlamentari,
il SAPEF obbligherà il Governo e la coalizione che lo sostiene ad uscire
dall'attuale ambiguità.
Qualora il riconoscimento al diritto di
vedere garantito un trattamento previdenziale comprensivo di tutti gli
aumenti maturati nel corso della vigenza contrattuale, non sarà concretizzato
prima della scadenza dell'attuale legislatura, gli stessi si renderanno
responsabili del naufragio e ne subiranno le dovute conseguenze durante
la prossima consultazione elettorale.
Giuseppe
Torrente
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