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Tra
contrazioni delle libertà sindacali e crisi di "vocazioni"
E'
PENSIONATO IL SINDACALISTA DEL FUTURO?
Il
terzo millennio si apre con un inquietante interrogativo.
Dopo la crisi dei partiti politici, dopo la fine della legge elettorale
proporzionale e l'avvento di un nuovo modo di fare politica, anche il
Sindacato verrà messo in discussione?
I segnali che giungono dal paese reale, gli interessi emergenti dei
nuovi lavoratori e l'aggressività montante della classe imprenditoriale
italiana (ed europea) sembrano rispondere affermativamente a questo
quesito.
C'è - infatti - molta disillusione e molta delusione tra i lavoratori
sulle posizioni assunte dal Sindacato, in primis Confederale, per quanto
riguarda la liberalizzazione dei mercati, la salvaguardia del diritto
di sciopero nei servizi pubblici, la tutela del salario reale e dei
livelli occupazionali.
Questo "disincanto" (unito alla convinzione che si vada verso
una deregulation incontrollata ed incontrollabile sui temi dei diritti
del lavoro) sta allontanando la classe operaia dal Sindacato, visto
più come una longa manus della politica invece che come un contrappeso
autonomo ed equidistante dal "padrone" e dal Governo.
E' in atto, credo, un cambiamento culturale figlio del consumismo e
dell'egocentrismo imperante in questa frenetica civiltà.
L'acquisizione ed il possesso dei beni materiali è ormai divenuto il
traguardo principe dell'uomo moderno.
Coltivare questo (malo) modus vivendi ha una ripercussione immediata
nei rapporti con gli altri: il gruppo scompare a vantaggio del singolo.
Cioè il mondo è tutto racchiuso nel soddisfacimento del proprio io,
nel dare valore alle cose che si conquistano in proprio, nell'arrivismo
professionale che non si può coniugare con gli interessi della collettività
e con i principi di reciproco sostegno e sussidiarietà. La crisi di
vocazioni nel mondo dell'asso-ciazionismo, nei circoli culturali e,
quindi, anche nel Sindacato è figlio di questo uomo del 3° millennio.
Un uomo che sconta l'apertura dei mercati, la concorrenza non più
tra Imprese ma tra lavoratori a chi costa meno, a chi è più
flessibile, a chi è più professionalizzato e nel mercato
globale chi costa meno lo trovi sempre...
Senza parlare, poi, delle regole che sovrintendono alla vita lavorativa
in tutti i suoi ambiti, dai turni di servizio alle mansioni, dai carichi
di lavoro alle materie oggetto di trattativa con il Sindacato.
Tutto è in discussione, nulla è più certo e le violazioni agli accordi
sono ormai una prassi comune con un obiettivo comune: delegittimare
il Sindacato. Una delegittimazione che passa, anche, dalle sempre minori
libertà sindacali che le Imprese concedono riducendo - di fatto - gli
spazi di manovra e di aggregazione dei lavoratori ed i presenziamenti
nelle segreterie territoriali delle OO.SS.
Ecco che tra egoismi e sensazioni d'ineluttabilità dei processi industriali
gli attivisti sindacali ed i rappresentanti dei lavoratori latitano,
fare sindacato è sempre meno sentito e voluto.
In questa situazione non facile e che necessita di una seria disamina
su come andrà inteso il Sindacato del futuro, un collante ancora
esiste. E' quello dei pensionati, dei tanti colleghi andati in quiescenza
che ancora vivono il Sindacato come e forse più dei periodi nei
quali lavoravano. In loro c'è tutto quello che in tanti casi
manca ai lavoratori di oggi: convinzione nel ruolo di rappresentanza,
conoscenze tecniche ed abnegazione per "dare" qualcosa agli
altri e, perchè no, per sentirsi ancora utili.
Ed allora - tanto per fare un esempio - è pensionato il Rappresentante
dei lavoratori nei Collegi di Conciliazione ed arbitrato; è pensionato
il Segretario Provinciale; è pensionato il Segretario Amministrativo;
è pensionato colui che lavora nei centri raccolta dei CAAF.
Tutti questi "colleghi a pieno titolo" sono un patrimonio
importante del Sindacato e della nostra FISAFS, uno strumento importantissimo
per riavvicinare i ferrovieri in servizio al Sindacato, inteso nella
sua più alta accezione. Sono uno stimolo, un motivo in più per continuare
a svolgere questa difficile missione e non lo dico certo perché sto
scrivendo ne "Il Cicerone".
Lo affermo giornalmente mentre parlo con i miei amici di Sindacato,
con i tanti ferrovieri che entrano in sede ed alla vista del compagno
d'un tempo sbottano: "Sei ancora qui!".
Per fortuna, cari pensionati, siete ancora qui a sostenere una Organizzazione
Sindacale che senza di Voi perderebbe non solo la memoria del passato,
ma anche molte possibilità di avere un futuro.
Parola di Segretario Compartimentale FISAFS.
Alessandro
Trevisan
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