SULMONA. Mattinata di Pasqua: la Madonna che
"scappa in piazza"

Due sono le sacre manifestazioni che caratterizzano la settimana di Pasqua nel sulmonese: la processione del Venerdì Santo e la Madonna che "scappa in piazza".
Le processioni del venerdì santo si tengono, in verità,  in molte città d’Italia. In Abruzzo sono da segnalare quelle di Chieti, L’Aquila e Sulmona.
Manifestazioni importanti sia per il gran numero dei partecipanti che per la dovizia dei mezzi, come costumi, fanali, simboli, statue, e soprattutto per la rievocazione storica che ripropone elementi di tradizione locale.
La manifestazione della Madonna "che scappa"è forse unica al mondo. Essa si svolge nella Piazza Grande (Piazza Garibaldi) coronata dall’ampio e suggestivo proscenio naturale dei monti del Morrone e della Maiella e animata da una folla strabocchevole valutata in oltre diecimila persone che sempre più a fatica trovano posto nella, sia pur grande, piazza. Televisioni nazionali ed estere fanno a gara per accaparrarsi i migliori balconi  da cui effettuare le  riprese.
Ricordo, in proposito, il bellissimo cortometraggio realizzato alcuni anni fa da Folco Quilici e trasmesso poi a livello internazionale ed in numerose  sale cinematografiche italiane.
Parlare diffusamente della manifestazione e delle sue radici storiche è impresa lunga, c’è un’ampia letteratura al riguardo e non basterebbe l’intera rivista. Mi limiterò quindi all’essenziale.
Le origini della  manifestazione risalgono al tardo Medioevo e, salvo il periodo  degli eventi bellici, la rappresentazione ha sempre avuto luogo. Nella prima mattinata della domenica di Pasqua, in prossimità dell’acquedotto medioevale, in Piazza Garibaldi viene eretto un piccolo trono sul quale è posta la statua del Cristo Risorto, che ha in mano una bandierina emblema della vittoria sulla morte. Dalla parte opposta vi è la Chiesa di S. Filippo, nella quale, la sera precedente con una breve e mesta cerimonia, è stata rinchiusa la statua della Madonna vestita  a lutto. Le porte del tempio sono sprangate …la Madre è compresa nel suo dolore, non si avvede che il Figlio è risorto.
Ad avvertirla ci pensano due santi, discepoli di Cristo: S. Pietro e S. Giovanni. Poco prima di mezzogiorno,  nella grande piazza gremita di folla, sembrano rivivere i fasti dell’antica Giostra. Alcuni confrati di Santa Maria di Loreto, con il caratteristico mozzetto verde sorreggono le statue dei due santi; nel silenzio generale la attraversano lentamente e, giunti in prossimità della Chiesa di S. Filippo, viene fatto un primo tentativo. Ma il portale resta chiuso.
Ci prova ancora S. Pietro, con lo stesso risultato; nella credenza popolare, S. Pietro è:
"
na ‘nzegna fauzòne"  (un po’ falso)  con evidente allusione al racconto evangelico: "Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte". Ci riprova ancora S. Giovanni ad annunciare alla Madre che il Figlio è risorto; la Madonna questa volta non può non credere all’Apostolo prediletto.  Un brusio si leva dalla folla, il portale della chiesa lentamente si apre e  compare la statua della Madonna ancora vestita a lutto. Man mano si forma una piccola processione, la Madonna scortata dalle statue dei due santi, si avvia verso l’acquedotto medioevale dove c’è la statua del figlio risorto. La lentezza, quasi scenica, caratterizza questa fase della manifestazione. Giunta verso il centro della piazza, la Madre vede il Figlio risorto; ad un segnale convenuto, i portatori sollevano la statua dando inizio ad una frenetica corsa. Assordante sparo di mortaretti, il mantello nero cade e la Madonna riappare nella consueta, splendida,  veste verde. Nella mano destra, al posto del fazzoletto bianco, segno di lutto, compare una rosa rossa, sbocciata quasi d’incanto. Dodici colombi bianchi compaiono come dal nulla (tutte le procedure sono protette da rigoroso segreto).
Grande emozione e partecipazione dell’immensa folla che grida ed applaude, finchè al termine della corsa la Madre va ad abbracciare il Figlio risorto e anche i portatori si unisono in un  abbraccio, brindano e scaricano così la notevole tensione accumulata. All’andamento della corsa i sulmonesi attribuiscono importanza propiziatoria. Se la corsa va bene l’annata sarà buona, se la corsa va male si temono guai e calamità. Gli antichi traevano auspici per l’annata agricola.

                                                                                  Gaetano Trigilio


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