Promoveatur ... ut?

Potrebbe essere questa la prima impressione. "Promoveatur ut amoveatur...". Tuttavia questa massima latina alla quale spesso si ricorre, per compendiare in un detto al fulmicotone, un fatto una situazione, nell'analisi che ci ripromettiamo di fare… forse non è del tutto calzante.
Non vogliamo parlare di promossi, come spesso è avvenuto nella storia del movimento sindacale del nostro paese, come in tutte le altre organizzazioni e complessi. E' ripetutamente successo, sia ai "grossi" che ai "piccoli"; ad un certo punto un personaggio, per raggiunti limiti di età e di cottura veniva giubilato e posto a sedere su uno scranno del Parlamento, una specie di ibernazione, magari era cambiata la tattica e strategia in atto in quella Confederazione, era cambiato il Boss, oppure qualche Colonnello dotato di peso e potere aveva deciso così.
Ciò che ci siamo proposti però non è di parlare di una promozione "ut", ma di un ben più grave abbandono di campo da Leader di Confederazione Sindacale. Il personaggio, purtroppo per Lui, non è della statura di Giulio Cesare il quale a chi gli chiedeva perchè stesse ritirandosi... rispondeva... "attacco da un'altra parte".
Il personaggio, dicevo, è di tipo corrente, molto telepresente, prima, molto opinionante, sorride sempre, a volte un po' beffardo, dentatura forte, parla un italiano abbastanza accettabile, i verbi non sono il suo forte. Filo governativo sino a quando ha cominciato a cercare l'uscita di sicurezza, appena presa la grande decisione, subito anti, decisamene anti, con la tenacia e la foga di un buon isolano. Si potrebbe osservare, va bene quel "Signore" si era stancato di essere il numero due del Triunvirato (CGIL - CISL - UIL) e il numero uno della "Sua Confederazione". Sappiamo tutti che se esiste un mestiere psico-fisicamente pesante è quello del Sindacalista a tempo pieno. Anche Lui, come tanti altri, ha già ricevuto il segnale di attenzione. Ma non credo che questa sia stata la molla, la contromolla è stata sicuramente più forte; avrà pensato e lo avranno esortato e aiutato a pensare…
Il tipo di sindacalismo di cui fai parte per una sempre più pesante combinazione di fatti negativi, la situazione politica sindacalmente scollante, l'economia specie quella nazionale grave e abilmente appesantita a danno, ovviamente dei lavoratori giovani o vecchi che siano. Ognuno corre per la sua squadra e zappa il suo orto. Meglio è uno squallido uovo oggi che, la cabalistica ipotesi di una gallina domani.
Così, oggi, la parte più pesante della Trimurti (CGIL) deve per una sfilza di ragioni, così evidenti che non mette conto di enumerare, deve assumere atteggiamenti, dire cose, che i minori (CISL - UIL) chiaramente, a volte non condividenti, si trovano costretti a giocare con le parole e fare i dialettici anche se non è detto che tutti lo siano.
A questo punto si potrebbe osservare che, noi, gli Autonomi la nostra scelta la facemmo a suo tempo e che la storia in atto ci sta dando ragione; di conseguenza non dovrebbe aver molta importanza il fatto di cui vado scrivendo. Ma non è così! perchè sarebbe una osservazione tremendamente epidermica e superficiale.
Ben altro culturalmente parlando va considerato, per esempio si potrebbe parlare di filosofia morale.
D'ora in avanti quando parlerà un Leader Sindacale dovremmo sempre domandarci… sta facendo il sindacalista o sta gettando i plinti per la sua futura piattaforma?… oppure… questo con quel sorriso, o con quel tipo di barba, quando sarà seduto dall'altra parte del tavolo si ricorderà chi era e da dove viene?
E' lampante, dobbiamo tutti, sindacalmente parlando ammodernare, cambiare le armi rivedere le tattiche rafforzarci, mentre gli avversari diventano sempre più forti, il sociale è duramente osteggiato, la colpa è sempre dei più deboli ed esposti e i padroni la fanno sempre più da padroni, realtà diventate ossessive, stancanti.
E quel Signore… e forse non solo Lui passa la mano lasciando intendere… "ora io salgo al Palazzo e metto tutto a posto". Farà anche Lui come tutti gli altri… poco e niente.
Non avevamo certamente bisogno di un altro partito anche se issato su macerie illustri. Malelingue che dei tempi andati (1948) dicevano (quel partito) mette la libertà in croce per uno scudo. Ora la libertà, in linea di massima non corre pericoli, però non ci servivano altri diversivi, anche se sponsorizzati da prestigiosi pezzi di antiquariato storico - politico del nostro paese.
Chiaramente nessuno è insostituibile e i subentranti faranno la loro parte... giusto...; per sventura però a noi, a suo tempo, è stato insegnato, inculcato, che fare del sindacalismo significava - significa prendere un concreto impegno con se stessi e prevalentemente con gli altri per un'idea per un programma; anche se, infinite sono le vie del Signore, e le sigle sindacali. Bisogna starci nel bailamme della lotta, non ci serve chi passa la mano, chi transita opportunamente, chi coglie l'occasione politica e chi fa sogni di grandeur.
Non si passa da questa contrada per accedere a brillanti carriere. Qui si coniuga o si dovrebbe coniugare solo il verbo dare, per sentirsi dire raramente "bravo o grazie". Aspirando ad altre cose non è bene servirsi della scommessa dura strada del sindacato.
A questo punto forse bisognerebbe parlare anche di etica... ma sarebbe inutile pretendere che le querce facciano i limoni...

Pier Luigi Villa


Sommario

Articolo successivo
Articolo precedente