E' giunta l'ora di chiarirci

Dalla data in cui un emendamento, approvato dal Parlamento, ha stanziato 270 miliardi nell'arco del triennio 2002 - 2004 per l'avvio del processo di regolarizzazione della problematica relativa alla vigenza triennale dei contratto di lavoro dei ferrovieri, non è passato giorno in cui non abbiamo subito attacchi di varia natura.
Avevamo deciso di non replicare alle polemiche proprio per consentire al Parlamento di legiferare nel modo più sereno possibile. Tirati più volte per la giacca, siamo oggi costretti a replicare. Certa stampa a carattere nazionale si è prodigata per portare a conoscenza dell'opinione pubblica una falsa verità.
Espressioni quali "la nascita della destra ferroviaria" (La Repubblica 22/12/2001), "generoso emendamento per integrare le pensioni dei ferrovieri" (Il Messaggero 11/01/2002), "pensioni regalo per ex FS" (Il Sole 24 ore), sono solamente una parte delle opinioni espresse da illustri (?) firme che si sono dilettate nel feroce attacco ai diritti dei ferrovieri e delle loro famiglie.
Non ci preoccupa più di tanto l'opinione espressa da questa stampa, anche perchè questo è il loro mestiere, ma la catena di Sant' Antonio che si è creata nello sparare a turno sulla categoria.
Logica naturale sarebbe stata la contemporanea valutazione dell'emendamento a ridosso della approvazione della Legge Finanziaria.
Strana, molto strana (anche se per noi non lo è), la polemica a singhiozzo e portata a turno dalle testate menzionate.
A questo gioco hanno partecipato le Organizzazioni Sindacali tradizionali, con una serie di prese di posizioni, che dimostrano per l'ennesima volta (ammesso che ce ne fosse ancora bisogno) la loro superficialità nella tutela degli interessi dei pensionati.
Decisione pericolosa, trattamento ingiusto sono state le parole usate da questi signori, nella valutazione dello stanziamento inserito nel fondo speciale di parte corrente (tabella A) del Ministero dell'Economia e delle Finanze, arrivando perfino a richiedere un incontro specifico al Presidente del Consiglio per "chiarire e precisare" il loro pensiero nella specifica materia.
Una cosa è certa, il nostro responsabile e coerente atteggiamento tenuto nel corso di questi ultimi anni concretizzatosi con l'approvazione nel testo di Bilancio dello Stato delle somme necessarie alla sanatoria, hanno rotto le uova nel paniere di coloro che (SPI - FNP - UILP) si apprestavano a concludere con le FS un accordo per la restituzione delle somme perce
pite, da decine di migliaia di pensionati, in seguito a sentenze favorevoli. Non siamo mai stati presuntuosi nello svolgimento delle nostre azioni a difesa degli interessi di tutti i pensionati.
Ma una cosa vorremmo suggerire a coloro che andranno a "chiarire e precisare" il loro pensiero. Sia se lo potranno fare davanti al Presidente del Consiglio o al Ministro dell'Economia e Finanze o al Ministro del Lavoro o ancora a qualsiasi Organo Parlamentare.
Siano così onesti (sperando che ci riescano) da prendere a riferimento tutti i contratti
col lettivi nazionali dei Comparti scuola, del personale dipendente dei Ministeri, del personale dipendente delle aziende, delle amministrazioni dello Stato, del pubblico impiego in generale. Più precisamente dell'articolo 32 del DPR 10 aprile 1987 n° 209, dell'articolo 52 del DPR 08 maggio 1987 n° 266, dell'articolo 51 del DPR 18 maggio 1987 n° 269, dell'articolo 5 del DPR 23 agosto 1988 n° 399 e successivi. E per non andare troppo lontano nel tempo, del Contratto di lavoro del Pubblico impiego sottoscritto circa un mese fa finendo con l'articolo 73 del Contratto del personale del Comparto della Ricerca sottoscritto anche, come tutti i contratti che si sono succeduti nel tempo, dalle organizzazioni sindacali cui SPI - FNP - UILP fanno riferimento e che prevedono contrattualmente il concetto triennalità. Una ultima considerazione, crudele ma necessaria, dobbiamo esprime a conclusione di questo nostro scritto: non ci preoccupa il modo di fare sindacato da parte di questi soggetti, ci sorprende il fatto che ancora oggi troppi pensionati danno loro fiducia.

Giuseppe Torrente

 

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