Azionariato dei ferrotranvieri
e democrazia economica

Nel mondo del lavoro ferroviario si profilano sempre nuovi bisogni, rinnovate domande economiche e modelli di impresa. Una di questi è l'economia partecipativa.
Per una migliore comprensione del concetto, sottolineo che lo schema di modello economico di partecipazione alla gestione imprenditoriale si presta a varie interpretazioni.
Da un punto di vista costituzionale ai fini dell'elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, lo Stato Italiano riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, alla gestione delle aziende (articolo 46 cost.), e all'articolo 45 "la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata".
Il concetto di partecipazione economica o economia partecipata è usato in economia anche con il termine di democrazia economica.
Detto questo, sostengo che l'azionariato è una forma di democrazia economica, di partecipazione alla share economy con operazioni di risparmio e di investimento al capitale finanziario della FS S.p.A.
Di esso si è spesso parlato nella nostra Azienda, dal n° 11 di "Linea - news" del 1994, all'intervista dell'ex presidente della Spa FS Demattè su "Il Messaggero" del 6 aprile 1998, dal titolo "FS azioni ai dipendenti e rivoluzione per i salari". Il dibattito ferve ancora e si pone in un quadro significativo di confronti e di modelli. Anche la Cgil ha aperto all'azionariato con l'intervista di W. Cereda, responsabile per la segreteria dei problemi europei su "Il Sole - 24 Ore" dell'11 settembre 2001, dopo l'apertura della CISL.
Dunque le forze del lavoro ferroviario per avere spazio e spessore hanno necessità di capitali per entrare in un'economia di mercato, in cui i ruoli rispetto al management e al governo nazionale devono essere distinti e conflittuali anche. Sinora c'è stato sempre il vecchio modo di intendere il capitalismo, quale espressione dell'ideologia liberista.
Ora è da invocare un nuovo spirito di impresa e postulare una nuova cultura imprenditrice.


La nuova cultura partecipativa ferroviaria

In questo quadro non c'è ancora una nuova cultura partecipativa, occorre cioè superare i delicati punti focali del classismo ferroviario incarnato nella Cgil e per il management lasciare la mentalità "governativa e ministeriale" del comando.
D'altra parte, i ferrovieri devono abbandonare il senso di apatia e di estraneità all'azienda, quasi fosse terra di altri.
Si è occultato il senso di orgoglio dell'appartenenza alle FS.
Occorre quindi riportare e ritornare alla cultura della partecipazione alla famiglia ferroviaria, alla cultura della gestione degli utili, perché assicurando un utile all'azienda è assicurato il pane anche ad essi e ai familiari. Allora cointeressiamoli ai processi produttivi aziendali.
Potremo dire che essi attuano un certo benessere spirituale come lavoratori, titolari di uno stipendio, per una remunerazione maggiorata, data da dividendi o investimenti in piccole quote azionarie, in modo da rendere democratica l'economia di mercato e meno selvaggio il capitalismo stesso. Soprattutto meno prevaricatore dei diritti dei lavoratori.
In un certo senso diverranno i veri protagonisti del decollo economico.
In questa visione i ferrovieri sono chiamati a fruire del profit sharing e della partecipazione ai profitti immancabili.
Da qui la necessità di una nuova cultura ferroviaria e un'esigenza di integrazione organizzativa della FS S.p.A. la quale non deve rimanere quietamente aggrappata alla logica della favola di Menenio Agrippa, nè porsi in un sistema funzionante a metà tra partecipazione virtuale e interessi strettamente capitalistici.
Né si dica de minimis non curat praetor, quando il pretore è l'economia della partecipazione. Come potrebbe d'altronde, non aver cura quando la stessa vita di partecipazione dipende dal proprietario - azione di una impresa di Stato?
Governo, sindacati, impresa, sono la triade agonistica della scena nazionale e sono vocati al piano della democrazia economica, in una corretta ripartizione dei ruoli.
La concezione di una economia partecipativa è dunque il risultato di una giustizia distributiva e il substrato di economia di mercato. Rappresenta il coinvolgimento diretto del lavoratore al risparmio e alla redditività aziendale.
La SpA ha vantaggi di natura aziendale liberandosi dal ricorso al credito, acquisendo capitali a rischio, eliminando l'onere di interessi.
Il dividendo da attribuire alle azioni è legato alle sorti e all'andamento aziendale, all'aumento degli utili, alla produttività stessa.
Il lavoratore garantisce e tutela il risparmio, sollecitandolo attraverso i valori delle azioni e dello stesso risparmio dal deprezzamento del valore monetario. Per questo deve essere motivato nel lavoro e il suo ingresso nell'azionariato deve essere la leva che fa scattare il suo destino collegandolo a risultati ottimali.
In conclusione, una nuova immagine aziendale, e maggior spirito di attaccamento aziendale, migliore qualità del servizio prestato a aperto anche all'Unione Europea dei ferrovieri con la liberalizzazione del comparto e la privatizzazione completa della SpA, minore incidenza dei costi, maggiori benefici, migliore competitività, sono i punti di riferimento e i poli per un vero e definitivo risanamento aziendale, dopo gli iniziali incerti passi in avanti di quest'anno.

Giuseppe Crifò


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