PENSIONI E WELFARE
Raffronto Europeo

Ci hanno sempre fatto credere che il peso della previdenza fosse una piaga sociale da mettere sotto sorveglianza, cercando di ridurne i costi attraverso sistematiche riforme.
Il rapporto sullo stato sociale, presentato recentemente dall’INPDAP ha lo scopo di contribuire all’analisi dell’evoluzione dello stato sociale in Italia, confrontandolo con quello dei principali Paesi dell’Unione Europea.
In Europa, il finanziamento dei sistemi di welfare e l’aggressione delle situazioni di disagio sono stati condizionati dalle politiche di risanamento dei bilanci pubblici, dall’impegno al contenimento dell’inflazione, dalla crescita della disoccupazione, dall’aumento dei costi della spesa sociale.
Complessivamente, negli stati dell’Unione, la spesa sociale nel 1998 rappresentava una quota pari al 27,7% del Prodotto Interno Lordo, con una tendenza a crescere fino al 1993, con una marcata flessione negli ultimi due anni, determinando una diminuzione dell’incidenza della spesa sociale sul Prodotto di 1,2 punti percentuali.
Al confronto, l’Italia mostra valori inferiori alla media Europea, con un differenziale negativo passato dal 1,1% al 2,5% negli anni che vanno dal 1990 al 1998, con un valore per l’anno 1993 pari al 26%, in linea con le tendenze degli altri paesi.
L’analisi comparata della spesa previdenziale in Italia, Germania, Francia e Regno Unito, nel nostro paese è stata sempre letta in modo scorretto o superficiale. Da un primo esame, il fenomeno sembra assumere in Italia un carattere particolarmente marcato, se invece si tiene conto di una serie di fattori, la realtà nostrana è fortemente attenuata.
In Germania, il pensionato anticipato è collocato nella funzione di disoccupazione, mentre da noi grava sul costo della previdenza.
Vi è una disuguaglianza nel trattamento fiscale nei quattro paesi considerati:
-  in Germania vige sostanzialmente un regime di esenzione, anche se a carico dei pensionati esistono alcune forme contributive;
-  in Francia e Regno Unito il meccanismo di detrazioni e deduzioni porta rispettivamente ad una aliquota fiscale del 3% e 1%;
-  in Italia il pensionato è assoggettato ad una aliquota media del 15%.

Di importante rilevanza sono altri due aspetti quali quello dell’inesistenza di un sistema pensionistico obbligatorio, per il lavoro autonomo in Germania e quello della sostituibilità fra gli interventi per vecchiaia e superstiti e quelli per invalidità e disoccupazione.
A differenza dell’Italia in cui l’uscita dall’attività lavorativa avviene mediamente intorno ai 60 anni, così come in Germania e Francia, nel Regno Unito la stessa avviene ai 62 anni.
Ma mentre da noi l’abbandono del mercato del lavoro avviene per pensionamento, in Germania e Regno Unito la metà delle uscite è da attribuire a licenziamenti ed invalidità.
L’Italia è sicuramente l’unico paese che ha strutturalmente modificato il sistema previdenziale nel rispetto delle regole sul Patto di stabilità, anche alla luce delle parziali verifiche della riforma Dini, che secondo il Ragioniere Centrale dello Stato ha portato ad una riduzione della spesa pensionistica per 54.000 miliardi di lire, smentendo di fatto le voci di una voragine nel bilancio della previdenza.
Le previsioni pensionistiche sono però condizionate dai scenari demografici ed occupazionali, soprattutto nella pubblica amministrazione.
Il blocco del turn over, i processi di privatizzazione, sono elementi che per forza di cose peggioreranno il rapporto tra lavoratori e pensionati, con l’accentuazione dell’invecchiamento demografico e con l’aggiunta della scarsa capacità contributiva ai fini previdenziali creatasi con l’espansione dei cosiddetti lavori atipici individuati con bassi salari, e per di più saltuari.
Il pericolo di accentuazione dei problemi di povertà, di quei soggetti meno tutelati dal sistema pensionistico, è dovuto soprattutto alla mancata rivalutazione delle pensioni con riferimento ai salari, privilegiando lo stesso al costo della vita; è una scelta pericolosa che coinvolgerà una ampia fascia di pensionati considerando inoltre la scarsa presenza di adeguati interventi assistenziali.

Giuseppe Torrente



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