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Pensioni
d'annata
La Consulta chiamata nuovamente
a decidere
Nel precedente numero del "Cicerone" abbiamo pubblicato l'interpellanza,
classificata con atto 2/00123, rivolta al Governo e presentata dal Vice
Presidente della Camera, On. Pubblio Fiore.
Il testo richiamava gli organi istituzionali competenti ad intervenire
per eliminare le sperequazioni del trattamento economico, di circa il
50% superiore, tutt'ora esistente tra un lavoratore posto in quiescenza
in data odierna ed un pari qualifica collocato a riposo dieci anni fa.
E' di questi giorni una nuova iniziativa della Corte dei Conti che,
rimettendo gli atti ai giudici della Corte Costituzionale, hanno ritenuto
irragionevole il divario esistente a danno dei pensionati anziani.
L'esclusione dei miglioramenti concessi, con legge o con contratto di
lavoro, ai colleghi in servizio hanno determinato un irragionevole divario
in violazione degli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione. Pur rivendicando
a se stessa il potere / diritto di intervenire qualora la cosiddetta
forbice si fosse divaricata oltre ogni limite, la Consulta non ha mai
emesso sentenze di riparazione. Anzi, contrariamente alle intenzione,
più volte chiamata a decidere, da ultima con sentenza 24 febbraio -
5 marzo 1999, aveva dichiarato non fondata
la questione di legittimit&àgrave; costituzionale.
Secondo i giudici contabili invece, il sottrarsi ad una decisione precisa
e puntuale da parte della Corte, impone questo nuovo intervento. Malgrado
che le decisioni hanno ripetutamente affermato che "non vi &ègrave; un principio
costituzionale che imponga l'automatico adeguamento delle pensioni agli
stipendi", i giudici costituzionali hanno sempre ritenuto che nel trattamento
di quiescenza deve esistere la proporzionalit&àgrave; anche dopo la cessazione
dal servizio.
L'iter conseguente alla remissione degli atti alla Corte, finalizzato
ad una decisione di incostituzionalit&àgrave; delle norme che escludono dagli
aumenti i pensionati d'annata, &ègrave; attentamente seguito dal S.A.PENS.
che da anni si batte per eliminare una ingiusta e prevaricatoria disparit&àgrave;
di trattamento.
La mutata composizione della Corte Costituzionale, emanatrice della
sentenza n° 62 del 1999, fanno sperare in un giudizio sereno e non condizionato
da fattori esterni.
Segreteria
Generale
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