Ipotesi… di obiezione

Indubbiamente questo non è il momento più adatto per ipotizzare un certo tipo di obiezione. Però il nostro paese, nonostante le sue magagne, ne poche ne lievi, è ancora un paese libero quindi forte di ciò mi accingo a esporre alcune delle storiche osservazioni che mi capita di fare… stradafacendo. L'argomento, cioè la scalata politica attraverso la pista di lancio del Sindacato, l'avevo già trattato per un altro personaggio (Cicerone n. 1/2001) anche se, per la precisione, le stature, sono diverse. I segnali si sono ripetuti tutti. Quel Signore proveniente dalle Organizzazioni Sindacali di una delle più prestigiose industrie del nord che si occupa di pneumatici, cavi elettrici ecc. ha meritatamente bruciato le tappe per la vetta del Sindacato, sulla tratta Milano-Roma. Durante il percorso avrà certamente rammentato ciò che diceva Sofocle, poeta-drammaturgo greco (496 -406 a.C.) "una delle due forze per raggiungere il potere è il numero". E' fuori di dubbio che il fattore numero lo abbia saputo manovrare molto bene. Personalità dall'aspetto autorevole, a volte anche autoritario, quella particolarità del viso, quanto basta per distinguersi ed essere etichettato, quasi sempre amichevolmente come il "Cinese". Molto, molto self control, risposte brevi quasi lapidarie tali da far pensare ad una eccezionale capacità di sintesi od una segreteria di tale organizzazione ed efficienza da saper prevedere ogni tipo di domanda e relativa risposta. Gli altri Sindacati e uomini per un lungo tempo hanno avuto dei complessi di inferiorità con rari sussulti di rivolta. Per non poco tempo il suo potere è stato usato per interpretazioni difensive "del modus operandi" di un governo inceppato dalle contraddizioni, dal protagonismo, dal parliamo tanto di me. Compagine governativa sorretta e appesantita da molte aspettative e speranze, sprovvista di sufficiente compattezza e possibilità adeguate ai pesanti, annosi e sempre trascinati e irrisolti, problemi dei lavoratori e del lavoro del nostro paese. Bisogna riconoscere che le sue capacità manovriere, il suo potere, le ha sapute usare bene. La forza operaia tenuta al passo quando lo riteneva necessario, ha poi saputo e voluto portarla nelle piazze, sui treni e per le strade quando le strategie e le tattiche della politica sindacale e sua lo richiedevano. Il nostro paese che ad elezioni ultimate ha mostrato aver cambiato rotta, resta sempre, a mio parere, diviso in due. Una parte pensa che la strada per la soluzione dei nostri problemi sia una, l'altra parte pensa esattamente il contrario. Non mi piace né mi sorride però la sospettabile idea che fra i due litiganti a "rimetterci" sia la non ancora storicamente stagionata e robusta democrazia del nostro paese. Come se ciò non bastasse in questi ultimi tempi risulta evidente che a quel Signore, sempre elegante, sempre aplomb, sempre composto e ponderato, in atteggiamenti e fatti, pensando forse che due grandi poco sanabili divisioni, di cui abbiamo detto prima, non fossero sufficienti ha pensato bene unitamente ad altri di inventare un'altra divisione, ma non perché gli è venuta un'idea nuova, una nuova strada ecc. semplicemente per dividere ancora un po' la parte politica che prima, quando era opportuno aveva fatto così pesantemente difendere dal suo Sindacato e dalla classe operaia. Quella parte politica investita da girotondi ed altre fantasie di spettacolo in piazze, di tutto aveva bisogno all'infuori di ulteriori distinguo e di largheggiante quanto opinabili accorpamenti. Il fine giustifica i mezzi… sì lo sappiamo, ma è un po' vecchia e ormai non più giustificante perché i quesiti restano e stradafacendo continuiamo a domandarci …è dimostrata la necessità, la giustezza e correttezza giuridica delle imposizioni comportamentali? La causa dei danni concreti, la sudditanza di chi non ha poteri decisionali, l'imposizione di decisioni "assolutamente giuste" e una lotta scontro tra avversari intenti al… ora ti faccio vedere chi sono io! Per ora il risultato più evidente è stato la fine dell'unità sindacale. Storicamente non si tratta di una gran bella cosa. Tuttavia c'è chi ha ripreso fiato e ardire ma anche chi ha accusato il colpo e cerca di non ammetterlo. Nel frattempo le vere e grosse questioni Sindacali segnano il passo, non pochi contratti, importanti, da molto tempo restano insoluti. A mio parere, il prestigio, la capacità, la resistenza, la dialettica, la competenza si giocano e si usano restando tenacemente e caparbiamente ai tavoli delle trattative. Il nemico lo si può sconfiggere anche per stanchezza; le inalberate, il prendere o lasciare, non sono risultati. Osservo che quel Signore, creando ancora una frattura politica, non aiuta i lavoratori che continuamente devono orientarsi a discutere, se poi pensiamo che guelfi e ghibellini lo siamo dalla nascita stiamo freschi. Infinite sono le vie del Signore e lui ancora dice che seguendo la nuova pista tracciata la sua porta sarà vincente. Sarà e i nostri problemi? Lui sempre elegante, sempre molto self control, ormai divo televisivo onnipresente e a volte primadonna per ogni dove, sta concludendo la sua "ascesa". Potrebbe succedergli, ipoteticamente parlando vincente la sua parte, di avere un incarico di Governo, il Ministero del Lavoro? Dall'altra parte del tavolo? Così forse potremo vedere da lui risolti, gli indilazionabili problemi dei lavoratori e dei pensionati da tempo propugnati. Gli spagnoli dicono… ci vedremo davanti un toro… per misurarci. E noi? Va bene nessuno è insostituibile… ma non è che tutto sommato chi ha parteggiato per lui gli ha solo fatto "scaletta"?

Pier Luigi Villa



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