Sono le 13.15 di lunedì 30 dicembre. Il sole è oscurato da una nube di cenere lavica. Un boato scuote Iddu (Lui). Attimi di vero terrore si sono avuti per l'esplosione del vulcano. Il mare si abbatte sulla spiaggia, un'onda anomala alta non meno di 20 metri interessa tutto l'arcipelago delle Isole Eolie, spazza via numerose barche e alcune case sul lungomare sono state danneggiate.
Interviene la Protezione Civile e l'isola viene immediatamente evacuata; è un bilancio finale, fortunatamente lieve, dice che le persone ferite non sono gravi. Ma la paura, tanta, resta. Da alcuni giorni lo Stromboli aveva incrementato la normale attività vulcanica, gli isolani guardavano verso la vetta con l'aria di dire… sta bravo… non fare il matto… L'esplosione poi c'è stata, nessuno se l'aspettava di tale entità. Il vulcano si è risvegliato dopo un letargo di 17 anni, l'ultima forte eruzione risale infatti al 1985.
Una cosa del genere non si era mai vista. Quindi, torna la paura sull'isola, non è solo il rischio di un'altra catastrofica frana dalla Sciara del Fuoco, il dirupo da cui si riversa in mare la lava che esce dal cratere.
L'isola, dicevo si è trasformata in un sorvegliato speciale. Deserta dei suoi 400 abitanti e con un presidio della Protezione Civile per tenere sotto controllo l'eruzione, è mutato il suo spirito. Ma c'è di più, un serbatoio magmatico pieno di roccia fusa nascosta sotto l'apice del Vulcano, minaccia Stromboli e tutte le Eolie. Se Iddu, si dovesse spaccare per le continue sollecitazioni africane, il serbatoio verrebbe a contatto con l'aria ne conseguirebbe un'esplosione non quantificabile. E' a circa 30 miglia Nord Ovest dalla costa quello spirito, quell'amico-nemico che dalla notte dei secoli ci guarda e lo guardiamo. Esatta l'immagine poetica descritta da Omero quando dice che i naviganti di un tempo si orientavano su quel lampeggiare chiamandolo il faro del Mar Nostrum.
I dati tecnici nella loro aridità ci descrivono un'isola del Mar Tirreno di 12,6 Km quadrati la più a nord del gruppo delle Eolie; si sentono date di nascita che risalgono a chissà quando, e lo Stromboli dall'alto dei suoi 926 metri lo si può definire sù un vulcano, ma sarebbe riduttivo poiché quello è l'unico posto al mondo, dove si fondono acqua, terra e fuoco.
Dicendo soltanto vulcano non si tiene conto della leggenda che parla di Eolo Re dei Venti, non si tiene conto dei Tsunami (onde anomale causate da maremoti), non si tiene conto del fatto che Noi Isolani di terra dalla costa lo guardiamo, ci orientiamo, lo pensiamo, e ci serve per fare il punto quando lontani da casa sogniamo di tornare.
Le cronache dicono che le fortune turistiche di Stromboli risalgono al 1949/50, quando il regista Rossellini girò lì il film Stromboli terra di Dio. Ma l'isola-vulcano è sempre stata di una sobria ed inquietante bellezza. Nei giorni di aria limpida e di vento favorevole sembra che gli Dei degli omerici tempi l'abbiano dipinta sulla linea dell'orizzonte e adagiata sul mare.
Non ci sono strade, le comodità sono molto scarse e per abitarvi bisogna aver subito il suo fascino, e aver preso la cotta e non aver paura e che Lui ti sia entrato nel sangue come quegli abitanti che non hanno voluto abbandonarlo nemmeno dopo il disastro e che stanno lì perché amano pensare che Iddu in fondo è buono e ci permetterà ancora di restare lì anche se, qualche volta come dice il proverbio, quando tira vento è opportuno farsi canna.
Ma il vento degli dei contrari si fermerà. Gli uomini che da sempre amano le sfide torneranno all'isola. I curiosi e gli audaci vorranno avvicinarsi ancora e di più alla vetta di fuoco e la guida riprenderà a spiegare, indicare, suggerire, rimproverare, indicando con un gesto, ficcatevi in mente questi tramonti, questi spazi, questo mare azzurro, questo Dio cosmico che é tutto intorno.
E poi in giro, lungo i muretti, le stradine rasentando le tipiche case bianche, le piante di capperi, le caverne rifugio di tempi lontani, le delimitazioni campestri di file di fichi d'india, le vigne, gli uliveti.
Attente visite a San Bartolo, a San Vincenzo, a Ginostra via mare, Ficogrande, Scari, Pizzillo, frammenti di questo capolavoro della terra definito Eolie e Tirreno.
Si parla di prevedibile boom turistico di massa. Forse in certi giorni staremo un po' stretti, ma vorrà dire che avremo fatto la pace con il dio Vulcano o almeno un buon armistizio.

Cetty Patti



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