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La
liquidazione va nell'eredità
Lo
ha stabilito la Corte Costituzionale
La
liquidazione di un dipendente pubblico, morto in servizio, forma oggetto
di successione per testamento o, in mancanza, per legge, e diventa
diritto degli eredi.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale
con sentenza 195 depositata il 28 maggio 1999, che ha sostanzialmente
dichiarato incostituzionale l'art. 16 della legge 829 del 1973, cioè
quella legge che detta le regole previdenziali del Personale delle
Ferrovie dello Stato. In sostanza la Consulta ha deciso che, nel caso
di un ferroviere, morto per cause di servizio, bisogna superare il
concetto del "carattere meramente previdenziale dei vari trattamenti
di fine rapporto del settore pubblico" per arrivare invece, a riconoscere
"l'essenziale natura di retribuzione differita, se pur legata ad
una concorrente funzione previdenziale".
La questione di legittimità costituzionale
era stata sollevata davanti alla Corte dal pretore di Gorizia chiamato
a giudicare del caso, dalla sorella di un dipendente delle Ferrovie,
morto in servizio: la donna, economicamente indipendente, aveva chiesto
di ottenere comunque la liquidazione del fratello.
La norma cancellata dalla Consulta è
l'art. 16 della legge 14 dicembre 1973, n° 829 (Riforma dell'Opera
di Previdenza a favore del personale dell'Azienda Autonoma delle Ferrovie
dello Stato) nella parte in cui esclude che, nell'assenza dei
beneficiari ivi indicati, l'indennità di buonuscita formi oggetto
di successione per testamento o, in mancanza, per legge.
Gaetano
Trigilio
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