Abruzzo da scoprire
   COCULLO: La festa dei Serpar
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Se capitate in Abruzzo il primo giovedì di maggio, recatevi a Cocullo, un ridente paesino sui contrafforti della Majella, al limite tra la Marsica e Valle Peligna.
    Potrete assistere ad uno spettacolo di folclore e di tradizione, unico al mondo: "La festa dei serpari" o "Rito dei serpari".
    Non si tratta della consueta sagra paesana, inventata qualche anno fa da intraprendenti amministratori municipali o solerti "pro loco" per allietare l'estate paesana, come ad esempio la sagra delle pizze fritte o delle ciambelle...col buco.
    Si tratta di un autentico spaccato di storia e di tradizione che comprende, come sempre in questi casi, elementi di sacro e di profano, paganesimo e cristianesimo insieme.
    Il rito dei serpari infatti ha origini antichissime, forse preromaniche. In età romana il serparo era il sacerdote della dea Angizia, il cui tempio si trovava nella vicina Luco dei Marsi. Il serparo, secondo la tradizione, conosceva il segreto per rendere innocue le serpi con il suono del corno (kerallos).
    In epoca cristiana il rito dei serpari si fonda con la devozione a S. Domenico di Foligno (950-1031 d.C.) un monaco che durante le sue predicazioni nelle zone dell'Italia centrale in particolare la Ciociaria e la Marsica, riusciva a guarire molte persone dal morso degli animali, in particolare dei rettili.
    La convivenza tra il rito dei serpari e la devozione a San Domenico non è stata sempre facile; la Chiesa ha sempre cercato di ripristinare la preminenza dell'aspetto religioso della mani-festazione, correndo però il rischio di snaturare una straordinaria tradizione che affonda le sue radici nel buio dei tempi. Veniamo però al primo giovedì di maggio, nella piazza del paese ed in tutte le stradine, potete vedere nugoli di ragazzi o addirittura bambini con serpenti in mano ed intorno al collo, donne, anziani che maneggiano con grande perizia rettili di ogni taglia. Spesso anche i turisti e visitatori, che in migliaia affollano il paesino, vengono contagiati dalla fregola dei serpenti e non disdegnano di farsi fotografare o riprendere con la telecamera con qualche serpente intorno al collo. Già proprio intorno al collo, perché la tradizione vuole che il serpente venga "indossato" come una sciarpa.
    L'innocuo animaletto riceve il "piacere" del calore del corpo umano (è un animale a sangue freddo) e ricambia con un discreto massaggio al collo ed alla cervicale del suo "ospite". Anche chi vi scrive ha ricevuto... questo simpatico massaggio, non senza un pizzico di riluttanza; per troppi secoli queste innocue creature hanno subìto le ingiurie delle credenze popolari ed una ingiusta fama.
I serpenti che "partecipano" al rito, non hanno nulla a che fare con le vipere od altri serpenti velenosi, che pure si trovano in quella zona. I serpenti che a grappoli vengono offerti alla vista dei turisti sono infatti "capitoni" come si dice in loco, di colore giallognolo, che possono raggiungere anche una lunghezza di un metro e mezzo, oppure "cervoni" di un bel colore bruno.
    Come mai, viene spontaneo chiedersi, con tanti serpenti in circolazione nessuno viene mai morso durante gli annuali riti dei serpari?
"E' il miracolo di san Domenico", dicono i serpari o la gente del luogo. In verità, capitoni e cervoni, sono animaletti innocui.
I serpari vanno a cercarli negli "areali", dove hanno le loro tane, qualche settimana prima della festa. Gli animaletti hanno quindi il tempo di "familiarizzare" con il serparo, ecco perché sono così docili e tranquilli il giorno della festa.
    La giornata dei serpari comincia alle prime luci dell'alba con l'arrivo dei pellegrini provenienti dalla Ciociaria (zona di predicazione di san Domenico), da Caiazzo, S. Elia Fiume Rapido ed Atina. I pellegrini di quest'ultima città hanno l'abitudine di allontanarsi dal centro abitato camminando all'indietro per non perdere mai di vista il Santuario. Alle nove del mattino il paese brulica di gente. Tutte le vie di accesso sono precluse alle auto, migliaia di turisti e visitatori affollano il paese, il serpentone delle auto, in sosta fuori dell'abitato, è lungo spesso molti chilometri. In paese la confusione è massima. Ci si muove a fatica. Serpari e turisti spesso dialogano sulla vita e sulle abitudini dei rettili. Macchine fotografiche e telecamere si contano a migliaia.
    A Mezzogiorno in punto la processione, il clou della giornata, la statua di S. Domenico esce dal portale della chiesa, i serpari le si avvicinano, la inghirlandano coi loro migliori esemplari che si stringono intorno al collo della statua, lasciando incredibilmente scoperto il volto del Santo, se lo coprissero, la cosa porterebbe male. Un applauso liberatorio si leva dalle migliaia di persone che affollano il paese.
    Durante la processione, che si snoda per tutte le strade del ridente paesino, la statua viene portata dai serpari e da ragazze in costume tipico che recano in testa canestri contenenti i caratteristici ciambelloni, pani locali benedetti.
    Durante la processione, che dura circa un'ora, la statua è seguita dal sindaco di Cocullo e dalle altre autorità anche reli-giose. Gli abitanti di Cocullo guardano con ansia la disposizione dei rettili sulla statua del Santo. Ogni autentica tradizione ha a che fare con la realtà contadina, infatti se i serpenti puntano verso l'alto, l'annata agricola sarà buona, se puntano verso il basso sarà cattiva.
Poiché, quasi sempre i rettili puntano alcuni in alto, altri in basso, l'annata agricola sarà… così, così; in pratica, non si sbaglia mai !     Come è saggia… o furba la tradizione popolare !.

Gaetano Trigilio


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