Milano Centrale:

è giusta la rivoluzione?

Quali sono gli scopi da perseguire per un’azienda di trasporto pubblico?
Evidentemente gli obiettivi mirano alla mobilità intensiva dei mezzi, alla puntualità, alla sicurezza della circolazione dei treni, all’assistenza alla clientela.
Un complesso processo di strategie nelle quali si inseriscono le redditività degli investimenti per impieghi che devono conquistare consensi nell’opinione pubblica. Eppure, nonostante il rapporto intimo viaggiatore-treno costituisca il principio base inconfutabile nel sistema, va rilevato che fra gli obiettivi inseriti nel progetto che dovrebbe riqualificare Milano Centrale (gestione società Grandi Stazioni) emergono ideazioni che superano, se non compromettono, la compatibilità e gli ausili per i viaggiatori all’interno della stazione.
Crediamo ad un semplice teorema: al viaggiatore appena arrivato su un treno, la fermata, anche definitiva,...scotta; poi, quando parte egli esige subito il mezzo entro il quale comodamente sedersi, auspicando l’immediata partenza anche anticipando l’orario. Ma il miraggio si conclude a destinazione: dalla carrozza lo vedi scivolare veloce per avviarsi rapido all’uscita. Giusto?
E’ dunque chiaro che almeno al 95% delle persone che utilizzano il treno non interessa gran che dei richiami o attrattive di varia natura. Invece, l’ombra della speculazione ai massimi livelli starebbe per profilarsi sulle dodici grandi stazioni della rete ferroviaria italiana dichiarate da restaurare  creando l’impressione che il Gruppo FS intenda trasformarsi in un diverso e particolare soggetto economico. Infatti è strumentalmente affermato che ad esempio Milano Centrale presenta un aspetto da cashbah, che esiste una situazione di progressivo degrado. L’invecchiamento e lo scadimento fisico che investono attualmente la stazione creano un’immagine mediocre dei suoi spazi  e dei suoi servizi, mentre gli interventi commerciali e pubblicitari aggregatisi negli anni in maniera casuale e caotica, hanno nascosto ed alterato la qualità originaria degli edifici, oscurandone l’architettura monumentale e generando livelli di prestazioni e servizi ormai incongrui con le aspettative moderne.
Chiaro che questa neo rivoluzione tematica contemplerà soluzioni tecnico-ambientali utili ai viaggiatori modernizzando il massimo, ma non si evidenzia che la proposta di nuovi spazi (praticamente il doppio degli attuali… sopra criticati) per lo shopping, attività culturali ed espositive, il lavoro ed il tempo libero, seminati un po’ ovunque assieme a bar e ristoranti, riusciranno a produrre aspetti positivi per ottenere ulteriori quote di mercato istituzionale.
La suggestiva impostazione dello studio architettonico per la... rinascita della stazione prevede una serie di percorsi che, dagli ingressi centrali di base (galleria delle carrozze) protetti da schermature a vetrata, convoglierebbero il viaggiatore, mediante sistemi meccanizzati (scale mobili, tapis roulant, ascensori) su nuovi piani e mezzanini e verso la prevista nuova biglietteria.
A livello delle attuali aree sotterranee nascerebbe il cuore del nuovo polo dei servizi della stazione.
Inevitabile l’osservazione che si allea alla giustificazione di massima  del progetto di modernizzazione. Insomma Milano Centrale è considerata un monumento, un forte concentrato di opere d’arte che contempla sia negli enormi frontali di ogni lato della struttura, sia all’interno, visualità rilevanti di particolare interesse, ma che non hanno mai beneficiato di consensi unanimi, forse anche a causa del periodo in cui è stata inaugurata, il 1931, in pieno famoso Ventennio. Ma fino ad oggi ha conservato un certo prestigio per le FS e per Milano.
Riproporre varianti, modifiche sostanziali, alterazioni generalizzate, significa soffocare la maestosità (già molto ridotta dall’esistente svariato intralcio) che l’insieme offre ad ogni livello, in ogni angolo. C’è da augurarsi che l’ente preposto a proteggere l’arte italiana (la Sovrintendenza ai monumenti) intervenga tempestivamente (!) per salvaguardare quanto è possibile  uno dei residuati più originali della cultura architettonica, al fine di ridurre l’evidente tentativo di mascherare comunque il rapporto utenza-treno per aprire totalmente i cancelli ai supermarket.
A che scopo, se non speculativo, concentrare operazioni e attività diverse e prevalenti dalla sostanziale attribuzione istituzionale entro un terminal ferroviario, ove già oggi si riversano nelle 24 ore migliaia di umani di ogni genere, razza, provenienza?
Non si rischia di provocare ulteriori difficoltà si sovraffollamento, che già esistono? Senza dimenticare i problemi di sicurezza per i viaggiatori più deboli.
Un bel richiamo insomma per la malavita se, come ipotesi, Milano Centrale assumerà il privilegio di attivare un centro commerciale aperto 24 ore su 24. Che piacere, se vedremo intralciarsi nervosamente persone con grosse valige in urto con clienti trainanti carrelli in uscita dal supermarket, mesi estivi e festività varie a parte.
Gli investitori di Grandi Stazioni (40% i privati, il 60% il gruppo FS) impegnati per 155,5 vecchi miliardi di lire (ora Euro 80,3 milioni) nel progetto per la stazione milanese, forse non hanno tenuto conto delle ripercussioni di traffico che, con l’incremento delle frequenze di pubblico ed estranei... ai treni si potranno influenzare i percorsi stradali, già in crisi, adiacenti all’edificio ferroviario.
Ma a beneficio della circolazione cittadina locale, il Comune meneghino ha stanziato 15 miliardi di lire (7,74 milioni €) per  alcune riqualificazioni nel settore dei piazzali Duca d’Aosta, IV Novembre, Luigi di Savoia, anche con l’installazione di 27 telecamere.
Nella speranza, - osserviamo, che dall’ennesima sistemazione di piazza Duca d’Aosta, dopo anni di adattamenti, questo secolo registri l’ultimo capitolo. Nell’occasione possiamo evidenziare il fantasma di un presunto conflitto d’interessi... contrastanti fra un Comune che potrebbe pretendere per i propri cittadini la conservazione integrale di un’opera d’arte ed il relativo godimento, e l’ente proprietario di quest’ultima da destinarsi allo sfruttamento speculativo. Per palazzo Marino il conflitto potrebbe risolversi con uno scambio: rettificando il progetto che punta al profitto sostanziale ma lasciandogli il beneficio della monumentalità della Centrale il Comune collaborerebbe apertamente per la propria parte.
E quali interessi conserva il viaggiatore puro?  Costui presenta un proprio diritto a godere dei servizi accessori in fatto di sale di attesa  (oggi sconosciute perché mal segnalate), di ristorazione (troppi bar sparsi) di alcuni negozi tradizionalmente utili per chi viaggia, di protezione nella sicurezza.
Perché,  allora, irretire viaggiatori verso la commercializzazione forzosa, l’esposizione culturale, la scelta del tempo libero, sicuramente l’ossessiva pubblicità, quando Milano è in grado di soddisfare qualsiasi possibilità in tutte le direzioni e per ampi ventagli?
A meno che – parere ambizioso del sottoscritto – la collocazione di quanto non è ferroviario   venga realizzata nettamente separata dallo stretto ambito stazione.
Cioè un supermercato, un centro culturale, una palestra, o una piscina o un cinema, o una sala giochi (Bingo?) vengano ubicati nel corpo sotterraneo del fabbricato viaggiatori.
Un campione del genere è oggi il supermercato-tavola calda che dà sulla piazza Luigi di Savoia, sebbene, di sicuro Ulisse Stacchini e colleghi architetti (progettisti ed esecutori del monumento ferroviario) mai avrebbero previsto una oscenità – per loro – del genere.
Progettare è sinonimo di sognare? Talvolta il sogno può cedere all’ottimismo come forse è stata la molla che ha spinto gli autori chiamati ad inventare, pianificando il profitto del committente l’ennesimo rinnovamento di Milano Centrale, soprattutto accreditando come certe le pregiudiziali negative sul funzionamento e decadimento degli apparati e servizi integrativi che hanno motivato l’idea progettuale.
Non vorremmo una smentita proveniente dal proclamato successo della restaurazione architettonica e funzionale di Roma Termini, sebbene il confronto col terminale milanese non sia possibile.
Sarebbe comunque interessante capire eventuali moderne realizzazioni di stazioni ferroviarie europee.
Milano Centrale fa storia a sé. Non cancelliamone le visioni interne ed esterne costellate di opere d’arte; anche se faraoniche.
Inaugurata 71 anni fa, rimane tuttora viva la sua maestosità che conferisce alla città più frenetica d’Italia un minimo di originalità e un punto di riferimento eccezionale. In più qualche gruppo di scolari o studenti appassionati dei treni, collezionisti, potrebbero così liberamente beneficiare di prospettive culturali artistiche e tecnico-ferroviarie, mentre nonni e nipoti pure potranno scoprire lo spaccato di un enorme monumento che contiene una umanità che non si ferma mai.

Luigi Paina



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