Essre pensionati
non dovrebbe eseere una colpa

La mancanza di una adeguata perequazione delle pensioni al costo della vita, una inflazione fuori controllo a seguito dell’avvento dell’Euro che ha determinato un forte aumento dei prezzi,  sommato al caro affitto ed al costo degli immobili che hanno raggiunto livelli insostenibili, stanno rendendo la vita molto difficile soprattutto per coloro che vivono con un reddito da pensione medio-basso. Pensioni che rappresentano la maggioranza di quelle oggi erogate.
Appare evidente ormai che con l’avanzare delle crisi economica, sia essa congiunturale o strutturale e quindi di lungo periodo, questo sistema scarica sulle classi sociali più deboli, quali i pensionati, i costi dei sacrifici che andrebbero invece sostenuti in misura proporzionale al proprio reddito.
Questo stato di cose sta spingendo sempre più i pensionati, loro malgrado, a cercare di svolgere una qualsiasi attività lavorativa, in proprio o alle dipendenze, per cercare di far fronte ai loro primari bisogni. Innescando, come appare ovvio, una spirale dalla quale sarà più difficile uscirne, con il pensionato costretto a svolgere una attività togliendo inevitabilmente spazio e dunque possibilità d’impiego ai giovani. Soprattutto a quei giovani e meno giovani che non hanno avuto la possibilità economica o anche le capacità di acquisire una buona preparazione professionale attraverso studi adeguati.
Un sistema economico che non permette a chi non è competitivo di inserirsi nel mercato del lavoro. Questo è l’aspetto più deleterio di quel pensiero liberale che, anche senza volerlo, porta ad emarginare coloro che non riescono ad emergere ad un buon livello e quindi vengono emarginati e condannati a dover sopravvivere in qualche modo in una società che premia i più forti, facendo di questi ultimi dei privilegiati.
Questo aspetto, certamente negativo, del pensiero liberale non può essere accettato, perché prima di tutto immorale ed in secondo luogo perché la società moderna necessità di professionalità e ruoli diversi, per poter essere ordinata ed efficiente. Cosa che altrimenti non sarebbe possibile, come storicamente dimostrato, dal fallimento del comunismo ed ancora oggi con la crisi della società capitalistica, dove stanno emergendo sempre più disuguaglianze sociali che stanno mettendo in discussione la validità del sistema che ha come unico modello la produzione industriale ed il consumismo che ne deriva, regolato dalle sole leggi di mercato.
A questa situazione generale di confusione ed incertezza, come se non bastasse quella che  per i pensionati è già una reale situazione di disagio, si aggiunge il continuo allarme dei politici sui problemi economici dovuto al disavanzo della sanità e dei tickets sulle prestazioni sanitarie, sui presunti buchi di bilancio degli Enti previdenziali, che a detta degli esperti del settore sono dovuti principalmente all’allungamento della vita media. Responsabilità che invece dovrebbero ricercarsi altrove. Più volte, infatti, i Governi che si sono succeduti nel tempo hanno denunciato sprechi ed inefficienze, impostando riforme che avrebbero dovuto razionalizzare la spesa e che invece hanno lasciato irrisolti i problemi.
Problemi dei quali si dovrebbe far carico la società intera, e che invece pesa psicologicamente oltre che materialmente sui pensionati, suscitando loro sensi di colpa.
Essere pensionati quindi non può essere considerata una colpa, soprattutto in un paese come il nostro che a differenza di altri paesi europei abbandona a se stessi i più anziani: i dati ufficiali sulla spesa sociale dimostrano che risulta essere la più bassa d’Europa.
Tutti i problemi che ormai si trascinano da decenni, e che sembravano doversi affrontare e risolvere con l’attuale compagine governativa sono stati fino ad oggi disattese, malgrado le promesse fatte in campagna elettorale.

Giuseppe Zerillo



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