La strada del riso

Quel giorno, sveglio di buon mattino Gino aprì la finestra della sua camera, lasciando entrare i raggi di sole che illuminavano la stanza del piccolo appar tamento, alla periferia nord di Milano. Gino un uomo ormai avanti con gli anni, occhi scuri, lo sguardo profondo, quella mattina, rivolto all'orizzonte, verso le montagne, si perdeva in una sorta d'estasi e di sogno al punto da non distinguere per qualche attimo, presente e passato.
Nonostante l'età aveva mantenuto un fisico atletico, da sempre grande spor tivo, la bicicletta, una passione che in tutti questi anni non ha mai abbandona to. Fin da bambino, attraversava le campagne della pianura padana, percorrendo decine e decine di chilometri in sella alla sua bicicletta.
Erano gli anni '30 tempi ormai lontani ma nitidi nella sua memoria, egli felice pedalava lungo quel percorso che ancor oggi prende il nome di La strada del riso.
Un percorso, questo, che attraversa la pianura padana, la campagna, con i suoi paesaggi naturali, è rimasta come allora, i campi, i boschi, le risaie. Quel territorio della provincia di Mantova, zona di confine con il Veneto da un lato e il fiume Mincio dall'altro, meta delle sue esplorazioni. Una terra dalle radici molto antiche, le architetture rurali, le corti risicole con le loro aie, gli approdi per i barconi lungo la riva del fiume, il tutto parla di riso e acqua. Un percorso di circa 200 chilometri che si sviluppa lungo la strada del riso, Gino, immerso nel verde, poteva fare sosta nelle corti e nelle piccole chiese, assaporando lo straordinario fascino di vivere luoghi dove il tempo sembrava si fosse fermato.
In lontananza i canti delle mondine, reclutate a migliaia, lontane da casa per tutta la stagione del riso, dall'alba al tramonto, chinate verso l'acqua, è solo un lontano ricordo ... Lungo gli spostamenti con la sua due ruote, Gino attraversava quelli che oggi sono i grandi parchi naturali. Il Parco del Mincio, sviluppa vari ponti lungo la fascia del territorio circostante, attraversato dalle acque del fiume Mincio, emissario del lago di Garda ed affluente del Po, mentre boschi di pioppi, ontani e gelsi danno forma alla vegetazione. E poi il Parco del Bertone, dove trovano il loro habitat, animali come le volpi, i fagiani, le lepri, gli aironi e le cicogne, un'oasi di verde, di pace, di serenità. Una vita, sì proprio una vita, passata così davanti agli occhi in pochi attimi, l'uomo rincorrendo un altro pensiero, osserva ora la stanza e cerca qualcosa che lo possa rendere felice, come allora. Le chiavi della cantina, possono bastare per dargli la carica necessaria per dare un senso alla sua giornata.
Scende in fretta le scale ed apre la porta, eccola è lì dove l'aveva lasciata, la sua bicicletta, bella come sempre, la polvere e le ragnatele di un inverno passato laggiù non hanno fatto perdere il suo fascino.
Un rapido controllo alle ruote, una pulita e Gino è già in strada.
Stupenda mattina di un sabato di fine maggio, il sole scalda la pelle e risveglia i muscoli intorpiditi dall'inverno ormai lontano.
Oggi come allora si parte, così senza meta, il vento caldo di un'estate ormai vicina, accarezza il suo viso segnato dal tempo, le rughe sulla fronte sono profonde come i solchi scavati dall'aratro. La terra sì, la sua terra, un legame profondo, un bisogno primordiale che lega l'uomo alla natura, là sull'orizzonte la pianura, una grande distesa di verde, al solo sguardo tutto diventa equilibrio, armonia.

Graziano Badolato


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