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La
trasformazione in atto nei mondo dei Trasporti probabilmente non è
direttamente correlata a nostro modesto giudizio e soprattutto alla liberazione
del concetto pubblico-privato. Essa può essere un'inevitabile operazione
conseguente ad un processo politico-industriale più ampio di ridefinizione
di impresa dei trasporti nel quadro del sistema dei Trasporti.
Tale trasformazione innova ed ha innovato profondamente il sistema dei
Trasporti, in cui era chiara la centralità dello Stato, in quanto
il trasporto era inteso come un bene di pertinenza della res publica
inquadrato nell'etica liberistica pura e su meccanismi aziendalistici
i quali alimentavano sempre più un indotto di grande imprenditorialità,
allineati con la cultura del libero mercato, quale è l'indotto
ferroviario.
Sociologicamente si trattava di un sistema alla Taylor o un sistema just
in time letteralmente, appena in tempo, con perfetta simmetria tra
offerta dei beni-servizi prodotti materiali e domanda saliente dal mercato
delle esternalizzazioni umane.
Un sistema, quello dei trasporti, in cui i concetti di efficienza, di
equilibrio e di efficacia sono in sintonia con un avanzamento imprenditoriale
operante su indicatori di natura economica, perdendo sicuramente il concetto
di etica imprenditoriale, come bene assoluto in senso etimologico, (sciolto
da altro), a favore di un modello nel quale il concetto si relativizza
ai sistemi di impresa. Tale operazione viene in conflitto con il presupposto
di eticità dinanzi la stratificazione sociale ed economica della
nuova impresa di Trasporti e la stessa imprenditorialità ferroviaria
è venuta a creare sul mercato una nuova immissione di vero management,
con professionalità autonoma e prestazione libera, al servizio
ininterrotto di una flessibilità in uscita.
Al di là dell'accettazione o meno di una nuova filosofia ferroviaria,
il mercato del Lavoro F.S. si è esplicato attraverso un processo
di negoziazione tra chi offre e chi acquista un bene o un servizio, trattandosi
nella fattispecie di un'azienda erogatrice di servizi; pertanto la correlazione
offerta-domanda incide sicuramente sul prezzo della prestazione e sui
costi-benefici.
Ma quale negoziazione intercorre tra il menzionato management e il fruitore
di beni ferroviari? Non corre l'alea che come utente venga a trovarsi
in termini antietici e carenti di un codice etico?
Ergo, la preoccupazione che lo sviluppo innegabile raggiunto dalla managerialità
F.S. con la proclamazione del bilancio in pareggio, se non gestito in
termini etici o non assumendo termini morali, possa condurre alla decantazione
dei livello qualitativi raggiunti, se non ad una vera e propria decadenza,
attesa il possibile e sopravveniente grado di impoverimento professionale
conseguente al fenomeno della delegificazione e deregolazione del mondo
ferroviario, del mercato dei Trasporti in vista di una mancanza di codice
etico.
Accettazione di un codice etico
nelle aziende di trasporto
La
modernizzazione dei trasporti comporta inevitabilmente una cultura materiale,
per avere anche in uno sperduto paese del mondo organizzato un efficiente
sistema di trasporti ed una efficace rete ferroviaria. E ci domandiamo,
quale impresa in una civiltà del benessere, come la nostra, edificata
prevalentemente su basi economiche, immemore di un nomos superiore si
scopre senza fondamento in veste di un Prometeo incantato? E' dunque
un'occasione per accordarle un limite, uno spartiacque, un confine netto
tra efficienza e moralità, tra legge del guadagno e legge morale.
Per questo è necessario e utile accettare un codice etico-morale
per garantire i lavoratori, per rispettare le clausole contrattuali e
non limitare allo stretto necessario l'informazione sui loro diritti basilari,
come malattia, infortuni, carriera, ecc.. Sono pertanto indispensabili
e urgenti, in risposta ai troppi episodi di diritti negati, codici morali
di autoregolamentazione per aziende di trasporto.
Ricordiamo l'iniziativa del Global Compact stipulata proprio nella
Città Eterna dal segretario generale dell'ONU l'otto febbraio di
quest'anno, con la quale si prospetta una sintesi di valori promotori
di educazione istituzionale, di dialogo, di autodisciplina e di un'integrazione
della forza-lavoro, di comportamento conforme a principi universali.
Poiché il mercato si è globalizzato, anche i principi devono
essere mondiali. Anche l'Unione Europea ci dà un esempio di tale
codice etico, con il Corporate citizenship transitante attraverso
le idee lungimiranti di un Ernesto Rossi e di un Altiero Spinelli e altri
europeisti insigni.
E perché omettere anche il Corporate governance cui guarda
con simpatia il presidente della Consob, la Confederazione sui servizi
di Borsa italiana? oppure un sistema di Corporate responsabilità
profetizzato dal premier inglese Mr.Tony Blair?
Per scendere sul terreno programmatico dell'autodisciplina dei trasporti
abbiamo anche la Charte sociale della società area francese
Air France e ultima e non meno importante la Carta dei Servizi
della SpA F.S. (ora Regionale e Provinciale) attestato di chi vuol
prendere sul serio come impresa di trasporto la responsabilità
sociale, che non solo aiuta la comunità, ma fortifica anche se
stessa, come valore-guida di cultura e di responsabilità autodisciplinante.
Fare affari con persone con le quali la fiducia viene a mancare, è
sempre una questione difficile e anche faticosa. Perciò è
da accettare in un'impresa l'aspetto morale, il codice comportamentale
di deontologia, la regola avverso il semplice consumo e quella solidarietà
avverso l'egoismo, in un mercato che è oramai, come già
sottolineato mondiale.
Giuseppe
Crifò
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