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Molto
penetrante questa affermazione di Ghandi che mette in risalto quanto sia
importante il ruolo femminile all'interno di un popolo.
Ecco: l'educazione di un popolo è in mano alle donne, le donne mettono
al mondo le nuove generazioni e per l'attuale organizzazione della famiglia,
base della nostra società, sono loro le conservatrici dei valori e delle
tradizioni che trasmettono poi con l'educazione ai loro figli.
L'Italia conta nella sua popolazione una percentuale quasi al 50% tra
uomini e donne e questo farebbe pensare ad una quasi parità in parallelo
nei ruoli economici, amministrativi, sociali e politici attribuiti ai
due sessi.
Ma così non avviene in quanto le statistiche e studi del settore ci rivelano
che le donne, pur avendo conquistato posti di prestigio nel mondo del
lavoro, ( vedi donne me- nager ) della cultura ecc.ecc. non ha ancora
raggiunto la parità con la rappresen - tanza maschile nel mondo della
politica e del sindacato.
Ben pochi sanno che la Sardegna vanta il primato della prima donna Sindaco
d'Italia, Ninetta Bartoli, eletta a Borutta nel 1946. Dopo di che non
c'è più un seguito, non abbiamo mai avuto una donna Presidente della Repubblica
e così nella Giunta o nel Consiglio Regionale della Regione sarda dove
su 80 Consiglieri Regionali solo 4 sono donne.
In breve il maschilismo in politica è dilagante a tutti i livelli dai
locali sino a quelli mondiali.
Nei Paesi del Nord le donne impegnate in politica sono in numero maggiore,
mentre è molto più basso nei Paesi del Mediterraneo. Non ci deve riguardare
il loro colore politico, la nostra è un'indagine trasversale che vuol
vedere i limiti e i tetti raggiunti dalle donne in questo campo, a prescindere
dalle loro convinzioni in tal senso.
Posto questo dato, ci chiediamo il perchè e dove e cosa possiamo fare
noi donne per arrivare alla cosìdetta stanza dei bottoni ancora
appannaggio maschile.
Si dice che in Sardegna sia ancora vigente il matriarcato, per secoli
le don- ne sarde hanno atteso il marito lontano disperso appresso alle
greggi nei profondi silenzi della natura e hanno dovuto sostenere da sole
l'andamento domestico per mesi e mesi, curando l'educazione dei figli
e trasmettendo loro le nostre tradi zioni locali e oggi, l'era dei mass
media, della donna emancipata, è ancora così? La donna moderna deve sostenere
un doppio ruolo, in famiglia ( moglie e madre ) e sul lavoro e non ha
quindi il tempo per dedicarsi agli affari della politi- ca o del sindacato
; i suoi interessi extra sono spesso ritagliati tra questi due ruoli e
mal si conciliano con i tempi della politica.
Sì, perchè la politica non si fa a orari determinati ma si va ad oltranza,
per esempio nell'approvazione di una legge o durante le trattative tra
le parti e la donna deve correre appresso dovendo scegliere tra affetti
e doveri familiari ed il suo dovere di cittadina. Come può allora trovare
la strada per dare il meglio di sè ? Forse, per esempio, molte di noi
non vogliono rinunciare al prestigio di regina della casa che
organizza e manda avanti l'azienda famiglia e non accettano una qualsiasi
collaborazione esterna, ma qui non vogliamo indicare soluzione alcuna,
è pur vero comunque che occorre attivarsi affinché la donna possa con
ugual diritto sedersi nelle Giunte e nei Consigli insieme agli uomini
e non deve scappare per scaldare la cena .
Il quesito è complesso e non è questa la sede per risolverlo, si è voluto
soltanto sottolineare queste statistiche per ragionarci insieme, perché
ancora la- sciamo che siano uomini, peraltro illustri e di tutto rispetto,
a decidere dei nostri problemi.
Diamoci da fare, donne, ad ogni livello, facciamo cadere un altro muro
auspicando che anche noi un giorno saremo lì insieme a quegli uomini illustri
ed autorevoli a prendere le decisioni che ci riguardano da vicino.
Jolanda
Cesare
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