Per un po' di tempo ho cercato di non pensarci, c'erano le cosiddette vacanze da trascorrere. Si è presentata però spesso, allo sportello memoria, la pagina 3 dell'ultimo numero del Cicerone.
L'articolo del nostro Segretario Generale G. Torrente Noi siamo pronti nel suo stile, liscio e chiaro, ci rammentava un notevole fatto-allarme che le vicende, molte, sempre trascinose e arrovellate, della nostra guerra di sempre, a volte ci avevano fatto perdere di vista. Stiamo parlando, o meglio riparlando, del mancato aggancio delle pensioni, le nostre, alla dinamica salariale.
Ancora una volta viene fatto di pensare che, nei posti …ove si puote ciò che si vuole… considerino i pensionati come, una volta, certi governi colonialisti, di molte bandiere, consideravano le truppe di colore. Teniamoli bassi pronti all'uso e alla bisogna.
Per noi non c'è stato mai un giro di giostra favorevole, ma ci hanno usato e non sempre con le dovute lealtà delle intenzioni. E dal non gradimento delle manovre di piazza e dalle marce di popolo che, unitamente ad altre cose è nato il Sindacalismo Autonomo. Dunque un giorno firmammo e ci trovammo in pensione. Per un certo numero di anni avevano fatto lo statale, con un preciso concetto dello Stato. Altri in forma diversa, Ente, S.p.A. ecc.
Così è cominciata la battaglia contro il nostro rivale-nemico di sempre. Non bisogna dimenticare che, come ho ripetutamente scritto e detto, per noi pensionati non è stato mai sufficiente aver conseguito un diritto nella legge, oppure con l'anzianità di carriera o disposizioni; per ottenere un vantaggio o riconoscimento dal nostro datore di lavoro, tutto si è dovuto sempre ottenere, sperare di ottenere, fare ricorsi legali, le leggendarie cause pilota, avvocati, pareri legali arrampicate sugli specchi. Per sventura del nostro avversario noi siamo delle teste quadre o cape toste disponiamo di abili trainer e ogni tanto ci gustiamo il piacere di una vittoria.
Ricordate la battaglia per lo straordinario, la Legge 87/94 - pessima - , la recente manovra per la triennalità, ecc. Sul fronte delle guerre il S.A.Pens. e i suoi pensionati sempre avanti, oltre il quieto vivere, poi, come sempre, molti i presunti padri della vittoria. Ma la guerra dei cento anni continua e in prevalenza su di noi, si è abbattuto tutto quanto poteva arrecarci danno. Ci furono le varie stagioni dell'inflazione, i microdosaggi della contingenza ecc. Nel frattempo le pensioni, le nostre, sempre al palo. Hai voglia a dire stare in campana, se il cavallo è sempre fermo.
Molti di noi, allenati dal tempo e dalle vicende sono stati capaci con rinunce e auto disciplina a raggranellare un piccolo gruzzolo. Poi si andò a finire nell'Europa delle banche e non dai popoli ed è nato l'Euro. Subito i furbi, nota grave disgrazia nazionale perché non contrapposta ad altrettanti intelligenti, sono saltati sul cavallo delle scorrettezze. Intanto i pensionati buscano. Si potrà osservare che il momento è grave per tutti, quindi comprensibili le ostilità del governo. Giusto, però non solamente per noi. Quando in certe occasioni si fanno faraonate non si deve parlare
di economie?
Non voglio addentrarmi nella palude o ginepraio degli sprechi e della cattiva amministrazione perché sono cose che tutti sappiamo e possiamo constatare. Insisto però nel dire sulla necessità, ogni eccezione rimossa che le nostre pensioni siano aggiornate agganciate agli stipendi FS. Quanti ferrovieri sono andati in quiescenza, riscossa la liquidazione quando è arrivata, e magari l'incentivo, ritenendo così di aver fatto un gruzzolo, portato in Banche (qualsiasi) noti istituti di beneficenza e mecenatismo, il nostro gruzzolo impiegato differenziato secondo saggi consigli, aumenta ad un capitale teorico da far pensare al pensionato, cioè a noi, di essere in zona sicurezza. Poi si scopre che grazie alla globalizzazione (che bella pensata!) ed ai non sempre comprensibile e corretti umori della Borsa i risparmiatori italiani, quindi anche noi, hanno bruciato 400.000 miliardi di vecchie lire in azioni che sono diventate carte da macero.
I prezzi salgono pompati a dovere. La statistica dice che va tutto bene, i Ministri rassicurano ma a fare la spesa ci vanno le mogli e loro fanno pochi discorsi prendono gli scontrini, quelli che i negozianti non si dimenticano di dare, e ti fanno vedere come stanno le cose. Basta leggere ed ascoltare per apprendere che nell'immediato futuro delle manovre economiche sono previste cure da cavallo.
Reperire fondi da una stretta sulle pensioni… con particolare attenzione a quella di anzianità… ministeri e pubblici impiegati dovranno stringere la cinghia… poi quel bel giochetto delle privatizzazioni… tra tavolette e scatole cinesi. Non dispiace sentire che vi sono dissensi anche nel Governo.
Sarà un settembre nero o caldo vedremo. Ci sono i sindacati delle grandi manovre, quelli delle assemblee oceaniche, dei pareri monocorde e quelle, come il nostro aderente alla concretezza delle cose, che lottano per i problemi di sempre, per il sindacato nuovo, dei Servizi, per la rivalutazione delle pensioni, per la difesa ad oltranza della nostra dignità.
Io non voglio buttare pesantemente le cose in politica, anche se la politica ci segue, ci tampina per ogni dove. Torno però ancora una volta a ripetere ed a insistere sulla necessità di realizzare una ormai annosa nostra proposta: concretizzare un ufficio, una rappresentanza, un'assemblea, la si chiami come si vuole, ove tutte le parti, (Ministri-Governo-Sindacato) affrontino i nostri problemi creando così finalmente un interlocutore con il preciso scopo di trovare una accettabile transazione non appellabile delle cose con l'impegno di tutti a rispettare i patti. Sino a quando ciò non sarà fatto la guerra dei cento anni continuerà.

Pier Luigi Villa



Sommario