Una pensione pubblica anche per le casalinghe

Per le casalinghe il 2001 sarà un anno da ricordare. Sono state raggiunte due tappe fondamentali nella lunga marcia verso il riconoscimento del lavoro svolto tra le mura domestiche.
A marzo è partita l'assicurazione per gli infortuni ed ora è in dirittura di arrivo, a conclusione di una vicenda che si è trascinata per circa sei anni, anche il fondo pensione pubblico previsto dalla riforma Dini del 1995. Con un decreto interministeriale del 23 maggio scorso (G.U. n° 118/2001) è stato superato infatti l'ultimo ostacolo che ne ritardava il debutto: i coefficienti di calcolo per trasformare in pensione il capitale accumulato nel corso degli anni. Un tassello indispensabile, senza il quale l'INPS non poteva iniziare la raccolta delle iscrizioni. Ora che il nuovo fondo è pronto a partire è il caso di vedere come funziona e quali sono le condizioni che danno diritto all'assegno.

L'iscrizione all'INPS

L'iscrizione al fondo parte dal mese successivo alla presentazione della domanda ed è aperta anche agli uomini, che si dedicano prevalentemente alle cure della propria famiglia. Per coloro che hanno più di 60 anni l'iscrizione può partire anche dal 1° gennaio del 1997. Un sorta di riscatto dei periodi pregressi che permette a chi è già avanti negli anni di maturare in tempi brevi il requisito minimo (5 anni) per avere l'assegno. Non sono iscrivibili i pensionati a meno che, in quanto vedovi, siano titolari di un assegni di reversibilità. Sono invece ammesse le persone (donne e uomini) che svolgono lavori occasionali, saltuari o part-time con retribuzioni che non garantiscono per tutto l'anno una copertura previdenziale. L'iscrizione al fondo è automatica per le donne che hanno già una posizione aperta nella vecchia "Mutualità pensioni", istituita da una legge del 1963. Le somme versate sono state rivalutate con l'ultima legge finanziaria e costituiscono ora un capitale acquisito (premio unico di ingresso), che ci si può portare dietro e che consentirà a molte donne di maturare con un certo anticipo l'anzianità minima per la pensione o in alternativa un assegno un po' più consistente.


I contributi

Le casalinghe potranno versare liberamente in base alle proprie disponibilità ma rispettando un minimale di 50.000 lire al mese. Se a fine anno la somma complessiva non raggiunge le 600 mila lire previste l'interessata avrà una copertura proporzionalmente ridotta. Chi versa solo 300 mila lire matura per esempio, 6 mesi anziché un anno di anzianità per la pensione. C'è da augurarsi che in seguito possano essere utilizzati, nel nuovo fondo, anche i cosiddetti contributi silenti. Si tratta di quei versamenti fatti all'INPS da donne che in passato hanno lavorato per qualche anno senza raggiungere i requisiti minimi per la pensione. Intanto non vanno sottovalutati i benefici fiscali previsti dalla normativa attuale. I contributi possono essere scalati infatti dalle tasse del marito. Se il capofamiglia ha ad esempio un reddito di 40 milioni all'anno, per ogni milione di versamenti risparmia 320 mila lire. In questo modo la pensione potrebbe diventare più appetibile rispetto alle polizze vita e ad altre forme di risparmio privato che offre oggi il mercato.


La pensione

Le regole sono quelle stabilite dalla riforma Dini per coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996 in poi. Si applica quindi il cosiddetto metodo contributivo, in base al quale più si paga e più si riceve. I versamenti fatti anno per anno è come se fossero accreditati su un libretto di risparmio. Il capitale accumulato viene rivalutato ad un tasso che segue l'andamento dell'economia nazionale (dinamica quinquennale del prodotto interno lordo). Da tenere presente comunque che le somme versate saranno decurtate di un 2% (il cosiddetto caricamento) a titolo di spese per la gestione del fondo. Chi versa il minimo, 600 mila lire all'anno, in realtà se ne vedrà accreditate 588.000. La pensione di vecchiaia si matura con almeno cinque anni di contributi a partire dal 57° anno, ma a questa età viene messa in pagamento solo se l'ammontare dei versamenti accumulati da diritto ad un importo pari all'assegno sociale maggiorato del 20%, ossia non meno delle attuali 792 mila lire al mese. Se, come avverrà nella quasi totalità dei casi, l'importo maturato è inferiore si va in pensione a 65 anni. Per avere informazioni più dettagliate e l'avviamento della procedura si invitano tutti gli interessati a presentarsi presso le nostre sedi.

Fausto Mangini


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