Aggancio delle pensioni alle retribuzioni

Presenti 415, votanti 408, astenuti 7, maggioranza 205, hanno votato sì 191, hanno votato no 217: la Camera respinge.
Respinto, con soli 26 voti di differenza, l'emendamento 23.26, caldeggiato dal S.A.PENS., presentato dall'On. Publio Fiore (AN), Vice Presidente della Camera dei Deputati e dagli Onorevoli Santulli (FI) e Patria (FI).
In data 06 novembre scorso, è stata scritta una pagina nera nella storia della Camera dei Deputati.
L'emendamento all'articolo 23 della Finanziaria recitava testualmente: le contrattazioni sia aziendali che nazionali per i miglioramenti degli stipendi e dei salari, sia nel settore pubblico che in quello privato, debbono ricomprendere anche il trattamento economico dei pensionati.
Durante il dibattito, precedente la votazione, hanno dichiarato di apporre la sottoscrizione all'emendamento i Deputati Biondi (FI), Lettieri (Margherita), Mazzuca Poggiolino (Udeur), Cima (Verdi). Una convergenza trasversale al di fuori delle ideologie di partito, non accettata invece dalla V° Commissione Bilancio né dal Governo per bocca del Ministro i rapporti con il Parlamento On. Giovanardi.
Diciassette milioni di pensionati attendono, ormai da troppi anni, un meccanismo serio di perequazione e di aggancio delle pensioni alle retribuzioni. E' ormai noto a tutti, anche alla Corte Costituzionale, che la pensione non è niente altro che una retribuzione differita nel tempo.
Non estendere anche ai pensionati gli aumenti stipendiali e salariali ottenuti ogni anno, attraverso la contrattazione aziendale e/o nazionale ha fatto sì che i trattamenti di quiescenza perdano ogni anno dal 3,5 al 5% del potere d'acquisto. Una perdita del 50%, dopo dieci anni, dal trattamento economico ricevuto al momento della quiescenza.
E' pertanto inaccettabile sotto il profilo morale e costituzionale, negare ai pensionati gli aumenti annuali, riconosciuti ai colleghi in attività di servizio, che servono a mantenere inalterato il potere d'acquisto delle loro pensioni.
Il Parlamento deve oltretutto recuperare una violazione di delega avvenuta nell'autunno 1992 (Governo Amato).
Infatti, l'articolo 3 della legge delega del 23/10/92 n° 421 aveva delegato lo stesso Governo ad emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore, anche in base alle disposizioni di cui all'articolo 38 della Costituzione: la disciplina della perequazione automatica delle pensioni dei lavoratori dipendenti ed autonomi al fine di garantire, tenendo anche conto del sistema relativo ai lavoratori in attività, la salvaguardia del loro potere di acquisto.
Disciplina che non ha trovato applicazione nel Decreto Legislativo n° 503 del 30/12/92.

L'aggancio delle pensioni alle retribuzioni, come ha ricordato l'On. Fiore, era uno dei punti del programma elettorale della Casa delle Libertà e di taluni partiti che di essa ne fanno parte.
L'emendamento 23.26, contrariamente a quanto sostenuto dal Governo (mancanza di fondi), non prevedeva nessun stravolgimento della Legge di Bilancio, ma chiedeva semplicemente che nella contrattazione dei rinnovi contrattuali, fossero ricompresi anche i pensionati. Sostanzialmente, dava alle parti sociali l'opportunità di stabilire la percentuale da destinare ai lavoratori in pensione.
A prescindere dalla bocciatura dell'emendamento, noi crediamo comunque che si sia instaurata nel nostro paese l'esigenza di mettere finalmente mano per restituire ai pensionati un diritto costituzionale garantito e fino ad oggi ignorato.
Questa nostra esigenza è stata ribadita alla Presidenza della Camera dei Deputati nel corso di un proficuo incontro avuto nei primi giorni di dicembre.
A tale proposito, il S.A.PENS. ha chiesto che la problematica sia recepita nelle disposizioni di delega al Governo in materia di riforma del lavoro e della previdenza.
Dalla coalizione Governativa, ma soprattutto da quei partiti che hanno nel loro dna una forte valenza sociale, il Sindacato Autonomo Pensionati si aspetta in impegno serio a favore della perequazione. E non sarà certamente un ordine del giorno accolto come semplice raccomandazione a sanare l'ingiustizia. Anche perché sia il Presidente del Consiglio dei Ministri che il Ministro del Lavoro non hanno ancora a tutt'oggi risposto all'interrogazione presentata in data 05 novembre 2001.

Giuseppe Torrente



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