
Eravamo
andati a trascorrere delle deliziose feste natalizie sulla costa
amalfitana; il tutto ovviamente organizzato da quella potente Agenzia di
Viaggi che era specie allora il D.L.F.. Terminata la visita al duomo
uscimmo sulla scalinata tentai un foto ricordo di quelle del tipo stringetevi-stringetevi.
Dissi soltanto appunto stringetevi e dal gruppo salente una voce
toscana, forse pisana, disse… eccoli i genovesi. Io no so se negli altri
paesi avvenga lo stesso certo è che da noi la minima inflessione
dialettale vale un biglietto da visita. La curiosità su Amalfi, la più
antica delle Repubbliche marinare, da quel momento crebbe e guardandomi
attorno decisi che volevo saperne di più sul quarto riquadro del nostro
emblema marinaro. L’anima segreta che
oltre duecento anni salvò Amalfi dagli invasori che a lungo
spadroneggiarono sulla penisola sono ancora oggi i monti Lattari, che sono
praticamente la struttura portante da Penisola Sorrentina e termina circa
1500 metri sul monte S. Angelo a Tre Pizzi.
Qualche scaramuccia solo verbale con Bisanzio che era molto, troppo
distante. I greci di Napoli, previo balzello la protessero a lungo sino ad
intervenire a difenderla quando Arichi Principe di Benevento la minacciò
pesantemente perché voleva un “sbocco sul mare” siamo sempre alle
solite… Si ribellarono anche al Principe di Salerno anzi da lì la
popolazione cominciò a prendere coscienza e a darsi una struttura,
nominarono i capi che chiamarono comes.
Purtroppo anche per Amalfi, come per tutta la Liguria e la Sicilia
l’incubo si chiamava pirati Saraceni. Facevano i loro comodi assalendo e
bruciando, rapimenti di uomini e donne, taglieggiamenti mentre chi avrebbe
dovuto difenderli sprecava il meglio delle sue forze nella lunga serie di
fatti e misfatti della Guerra Santa. Per fortuna anche il Papa si rese
conto e organizzò una alleanza a cui partecipò anche Amalfi le battaglie
del 846 e 848 durante le quali, in buona misura grazie alla bravura dei
marinai amalfitani, i Saraceni presero un sacco di botte. La città nel
frattempo cresceva si espandeva e arricchiva. Miglioramento della
struttura, una quasi repubblica nacquero i Prefettori poi i Patrizi e i
Dogi (Venezia docet) pesanti i dissidi con Salerno. La mazzata terribile
fu l’assalto dei Pisani (1137) e anche due anni dopo distruzione e
morte, pesanti ricatti, offese e vassallaggi. Seguì un lungo periodo di
disorientamento, molti uomini e famiglie intere emigrarono altrove. Chi
salverà Amalfi dalla sua decadenza storica, sarà la sua civiltà e
cultura. Abbiamo già detto che Amalfi fu la prima città marinara a darsi
una struttura di Repubblica, e ancora prima di Genova, ebbe un
“fondaco” che non era soltanto uno o più edifici magazzini e botteghe
di commercianti stranieri; ma come a Costantinopoli un vero e proprio
quartiere. A Gerusalemme Amalfi creò anche un ospedale dedicato a S.
Giovanni.
Così piano piano puntando tutto sul sapere e sulla civiltà quella
piccola città irta sul suo splendido mare si è conquistato il suo posto
nella storia. Posto meritatissimo se soltanto si pensa a quel
capolavoro di intelligenza ed esperienza marinare, che furono le “Tavole
Amalfitane”, 66 tavole (Capitula et ordinations curiae maritimae nobilis
civitatis Amalphae) furono scritte e promulgate nel X secolo ma in tutto
il Mediterraneo fecero testo sino oltre XVI secolo. Poi c'è la questione
della bussola, inventata dai cinesi portata a occidente dagli Arabi,
perfezionata dagli Amalfitani. Perfezionata soltanto agli Amalfitani sta
un po’ stretto.
Stiamo entrando allora nella parte fumosa della storia e della leggenda,
come quella che attribuisce a marinai romani naufraghi di una terribile
tempesta andati a finire per disegni della sorte sulle coste amalfitane,
creando forse il nucleo base di Amalfi.
Mi piace pensarlo, poiché non vedo proprio perché avrebbero dovuto
andarsene dal paradiso di quella costa.
Pier
Luigi Villa
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