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FORUM DEI PENSIONATI
ADPP – ANAC – ANLAFER – ANPAN – ANPS – ANUPSA AS.SI.PEN. – ASSOARMA – CINQUE CORPI DI POLIZIA DIR.STAT/PENS. – FAST/PENS. – PENS. BANCA D’ITALIA PENS. SINDACATO ITALAINO – PENSIONATI UNITI S.A.PENS./OR.S.A. - UNPSCMEL
DOCUMENTO RIVENDICATIVO
La vita politica del nostro paese, in questi giorni, è principalmente caratterizzata dalle ricadute della legge finanziaria e dal prossimo confronto sulle linee del memorandum d’intesa del 26 settembre 2006. Da più parti vi è invece il tentativo di distogliere l’opinione pubblica da questi avvenimenti cercando volutamente di portare alla ribalta argomenti le cui soluzioni, seppure importanti, possono attendere. Ci riferiamo soprattutto alla discussione sulla riforma elettorale che in questo momento è ben lontana dai pensieri dell’opinione pubblica, maggiormente preoccupata invece a barcamenarsi per arrivare alla terza settimana. Il Forum dei pensionati, attento alle esigenze non solo degli anziani, intende portare il proprio contributo nella discussione sugli sviluppi della legge di bilancio, ma soprattutto sui temi relativi alla revisione del sistema previdenziale ed in special modo sul capitolo relativo alla ricerca di soluzioni volte ad assicurare ai pensionati trattamenti di importo adeguato.
La Legge Finanziaria 2007
La legge finanziaria appena varata ha destinato poca attenzione alla tutela dei redditi dei pensionati. A differenza di quanto affermato dal Ministro per l’attuazione del programma, la revisione del sistema di imposizione fiscale produrrà esigui vantaggi e non avrà nessuna funzione sociale redistributiva del reddito stesso, soprattutto dopo la falcidia del potere d’acquisto degli assegni pensionistici. Dieci euro lordi in più da 1° gennaio 2007 non faranno la felicità dei pensionati se confrontati con le maggiori spese introdotte dalla legge di bilancio.
Il salasso dei tickets sanitari calato sulle spalle degli anziani, non farà altro che accentuare il problema della iniquità all’interno della stessa categoria. Esaltare quale effetto positivo l’introduzione del ticket su solo “codice bianco” servirà ad aumentare le difficoltà che una cifra pari a venticinque euro inciderà sensibilmente sulla pensione mensile. La conseguenza non potrà che essere quella della rinuncia alle proprie cure anche in virtù dei dieci euro aggiuntivi per la specialistica e la diagnostica le quali hanno soprattutto valore preventivo. I miseri aumenti delle pensioni dovranno inoltre confrontarsi con le maggiori imposizioni locali che la quasi totalità delle regioni e dei comuni si apprestano a deliberare.
I commi 774,775,776 della finanziaria introdotti in modo surrettizio ed abrogando l’articolo 15, comma 5 della legge 774/94, hanno determinato una sostanziale decurtazione delle pensioni di reversibilità nell’ordine delle 150 – 200 euro mensili. Norme penalizzanti introdotte subendo le pressioni degli enti di previdenza. Un vero e proprio scandalo, che produce immediati effetti sulle future pensioni, mantenendo temporaneamente gli importi acquisiti in sede di contenzioso, con riassorbimento delle maggiori somme percepite sui futuri miglioramenti. Disposizioni in netto contrasto con le recenti decisioni della Corte dei Conti che individuano nella perequazione automatica delle pensioni miglioramenti pensionistici non destinati al riassorbimento. Più che un intervento legislativo di carattere interpretativo, il Forum lo considera un blitz indecoroso, studiato a tavolino dagli esperti e dai consulenti ben pagati, finalizzato a colpire e decurtare i trattamenti di reversibilità, molti dei quali al disotto degli 800 euro mensili. Voler liberare risorse economiche sottraendole a soggetti indifesi, magari per accontentare le categorie che esprimono il loro dissenso occupando illegittimamente piazze e stazioni ferroviarie, sembra essere l’ordinaria amministrazione del Governo Prodi. Un Governo che, colpendo i percettori di trattamenti di reversibilità, categorie di persone evidentemente non organizzate in corporazioni, sapeva di non correre rischi. Soggetti inermi ed impossibilitati a protestare, abbandonati dai professionisti politici del non voto e delle dimissioni sempre annunciate. Anche questa volta, a tutela dei ceti deboli, non si sono mossi nemmeno i paladini ed i difensori di mestiere, gli stessi che invece impediscono ogni dibattito per riformare capitoli di spesa dello Stato per materie che invece sfiorano gli interessi delle associazioni/corporazioni alle quali devono fare riferimento al momento delle competizioni elettorali. Le ragioni del silenzio di questi ben individuati personaggi politici sulla vicenda dello scippo delle pensioni di reversibilità risiedono proprio nel fatto che gli interessati sono soggetti non organizzati e quindi non funzionali al potere. Né il Presidente della Repubblica, tanto meno il Ministro del Lavoro e quello della Solidarietà Sociale hanno inteso rendere conto al telegramma di protesta inviato dal Forum dei pensionati in data 27 dicembre u.s. La vicenda assume caratteri preoccupanti per le stesse regole democratiche allorquando, a dimostrazione della sintonia tra Governo ed enti di previdenza ed ancora prima della firma del Presidente della Repubblica e della pubblicazione della legge finanziaria ( 296/2006) sulla Gazzetta Ufficiale, l’Inpdap con nota operativa n. 72 del 22 dicembre 2006 ( punto I ) impartiva disposizioni comportamentali alle sedi provinciali e territoriali. Per concludere, uno scippo alle pensioni di reversibilità con buona pace delle promesse fatte in campagna elettorale, ma di sicura illegittimità costituzionale per il quale saranno attivati gli organi competenti.
La spesa previdenziale
Nel nostro paese è consuetudine parlare di riforme delle pensioni ad ogni cambio di legislatura. Il sistema previdenziale è stato ripetutamente riformato introducendo di volta in volta norme penalizzanti a danno dei lavoratori incidendo anche sulla determinazione dell’ammontare dell’assegno previdenziale. Le riforme Amato (1992), Dini (1995), Prodi (1997), e Maroni (2004) non hanno fatto altro che introdurre elementi disincentivanti finalizzati a ridurre l’importo complessivo delle prestazioni. L’ultima riforma in ordine di tempo ( Maroni ) non è di fatto entrata in vigore e già ci si sbraccia per modificarla. Tutto questo malgrado il Nucleo di valutazione del Ministro del Lavoro, nel suo ultimo rapporto sugli
andamenti finanziari del sistema pensionistico obbligatorio ha individuato un calo della spesa dello 0,2% rispetto al quinquennio 2001-2005. Il risultato positivo è determinato dall’effetto della riforma sulle nuove generazioni in seguito all’applicazione del sistema misto retributivo-contributivo. Da sempre per valutare i costi della spesa previdenziale, si è volutamente fatta una quantificazione complessiva dei costi relativi alla previdenza vera e propria e all’assistenza. Il rapporto del Ministro dell’Economia sul bilancio 2004 ha evidenziato un aumento del 4,8% della spesa per le pensioni ( aumento fisiologico) a fronte di una maggiore spesa del 13% per le altre prestazioni assistenziali. Ed inoltre, senza l’assistenza il costo previdenziale sarebbe in linea con la media Ue anche per quanto attiene l’incidenza del Pil. Ancora prima di qualsiasi discussione su possibili interventi di riforma va attuata la separazione contabile tra previdenza ed assistenza ma soprattutto va eliminata la criticità dell’evasione contributiva. Un fenomeno di oltre un miliardo di euro accertato per il solo anno 2005.
UNA DIVERSA PEREQUAZIONI PER LE PENSIONI
L’apertura del confronto fissato dal “memorandum sulla previdenza” deve impegnare il Forum ad acquisire il tavolo negoziale per la tutela della categoria, non solamente per i pensionati futuri ma anche per chi è già in pensione. Elementi come quelli della discriminazione fiscale sulla no tax area, dell’introduzione dei tickets sanitari, dei vari tributi locali, dei scarsi servizi sociali ed assistenziali dimostrano la necessità di una diretta partecipazione dei pensionati nella contrattazione delle loro problematiche. Contro la decurtazione del 40% del potere d’acquisto delle pensioni verificatasi negli ultimi 15 anni, vanno individuati meccanismi d’indicizzazione tenendo conto delle realtà con cui ci si scontra giornalmente. L’indicizzazione delle prestazioni pensionistiche può essere individuata attraverso l’adeguamento: - in base all’andamento dell’indice dei prezzi; - in base alla dinamica delle retribuzioni; - in relazione all’indice d’inflazione. L’ultima rilevazione Istat sui beneficiari delle prestazioni pensionistiche ha evidenziato che oltre la metà dei pensionati riceve meno di 1.000 euro mensili. Per l’esattezza 3,9 milioni di soggetti (23,8%) percepiscono meno di 500 euro mensili; 5,1 milioni (31,0%) ricevono una o più prestazioni per un importo compreso tra 500 e 1.000 euro mensili, il 23,4% ha una pensione compresa tra 1.000 e 1.500 euro mensili e solo il 21,9 % supera quota 1.500. Le tematiche oggetto del memorandum impongono di trovare soluzioni ottimali per assicurare ai pensionati trattamenti di importo adeguato. L’attuale sistema, introdotto dal D.lgs 503/92 per garantire la difesa del potere d’acquisto delle pensioni, ha dimostrato la sua inefficacia anche perché frutto di una incompleta attuazione dell’articolo 11 nella parte in cui prevede una integrazione in relazione all’andamento dell’economia. Le rilevazioni dell’Istituto Centrale di Statistica danno la possibilità di valutare con attenzione l’ipotesi da prendere in considerazione a tutela del potere d’acquisto delle pensioni per il futuro. I dati e le analisi sull’inflazione ed i dati congiunturali sulle retribuzioni contrattuali consentono di individuare un meccanismo in grado di soddisfare le esigenze dei lavoratori in quiescenza e di sostenerlo al tavolo negoziale con il Governo, ma soprattutto di venire incontro alle aspettative che i pensionati ripongono in noi.
A) L’inflazione, che si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo, è un processo di aumento del livello generale dei prezzi dell’insieme dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie. L’Istat produce tre diversi indici dei prezzi: a) per l’intera collettività nazionale ( NIC ); b) per le famiglie di operai ed impiegati ( FOI ); c) armonizzato europeo ( IPCA ). I tre indici si basano su di una unica rilevazione e sulla stessa tipologia. NIC e FOI, pur basandosi sullo stesso paniere, hanno un diverso peso attribuito ad ogni bene o servizio. Il NIC si riferisce all’intera popolazione italiana, il FOI invece all’insieme delle famiglie che fanno capo ad un operaio o ad un impiegato. L’IPCA contempla lo stesso paniere del NIC escludendo il peso di lotterie, lotto, concorsi pronostici ed assicurazioni sulla vita.
B) Gli indicatori sulle retribuzioni contrattuali sono determinati sulla base delle misure tabellari previste negli accordi collettivi nazionali di lavoro. L’indice delle retribuzioni riflette il livello della retribuzione annua costruita sulla base dei valori tabellari, comprendendo anche gli elementi che vengono erogati soltanto in alcuni mesi dell’anno ( esempio 13° ). L’indice della durata contrattuale del lavoro fornisce una misura delle variazioni della qualità del lavoro che i dipendenti sono tenuti a prestare per contratto nel corso dell’anno. Per le sintesi degli indici elementari in tutte le aggregazioni previste, viene utilizzato un sistema di ponderazione fisso, i cui elementi si riferiscono alla situazione rilevata nel periodo assunto come base. Nel caso di rinnovo contrattuale i nuovi accordi vengono applicati soltanto dal momento in cui viene siglato l’accordo ( per il settore privato ) o in seguito alla pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale ( settore pubblico ). Gli indici non sono suscettibili di revisioni.
I dati acquisiti presso l’Istat consentono di elaborare una valutazione di natura esclusivamente tecnica. Al potere politico spetta definire le condizioni finalizzate alla individuazione di nuovi parametri per il calcolo dell’indice di riferimento per l’adeguamento delle pensioni. In sintesi queste le considerazioni emerse: 1) un indice definito su di un paniere ad hoc per i pensionati, contenente meno voci di quello attuale, ma elaborato a tutela integrale dei consumi primari essenziali, ha determinato un indice inflazionistico di circa 0,4% superiore all’attuale.
2) la rivalutazione di 100 € del 1992 mediante variazioni medie annue, nel 2005 darebbe i seguenti risultati: - indice intera collettività (Nic) con tabacchi 145,6 - indice intera collettività (Nic) senza tabacchi 144,8 - famiglie di operai e impiegati (Foi) con tabacchi 144,2 - famiglie di operai e impiegati (Foi) senza tabacchi 143,1
3) la rivalutazione di 100 € del 1992 mediante variazioni medie semestrali, nel 2005 darebbe invece i seguenti risultati: - indice intera collettività (Nic) con tabacchi 148,2 - indice intera collettività (Nic) senza tabacchi 147,1 - famiglie di operai e impiegati (Foi) con tabacchi 146,9 - famiglie di operai e impiegati (Foi) senza tabacchi 145,3
4) applicando le variazioni annuali delle retribuzioni lorde per unità di lavoro dipendente relative al complesso dell’economia, l’indice per lo stesso periodo sarebbe pari a 154,7.
5) la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2006 è stata determinata al 2%, mentre l’inflazione “acquisita” sempre per lo stesso anno è risultata pari al 2,1%. L’aumento tendenziale delle retribuzioni per l’anno 2006 è stato invece definito al 2,8%.
CONCLUSIONI
Il negoziato tra il Governo e il Forum dei Pensionati deve partire da una pregiudiziale: vanno abolite le norme contenute nei commi 774 – 775 – 776 della finanziaria 2007. L’eventuale potere decisionale va demandato alla Corte dei Conti.
Va attuata la separazione contabile per individuare in modo chiaro ed inequivocabile i reali costi della previdenza e dell’assistenza.
E’ indispensabile l’equiparazione della no tax area tra i lavoratori e tutti i pensionati, superando l’attuale discriminazione che non ha nessuna giustificazione plausibile.
Per l’eliminazione delle pensioni d’annata e mantenere il più possibile inalterato il potere d’acquisto va attuata una prima riparametrazione delle attuali pensioni (quanto meno quelle nate da oltre dieci anni), successivamente si dovrà provvedere ad una loro rivalutazione sulla base dell’indice delle variazioni annuali delle retribuzioni, vanno inoltre eliminate le attuale fasce di perequazioni.
A garanzia della tutela degli interessi dei pensionati il confronto tra le parti dovrà avvenire con la presenza al tavolo negoziale delle Associazioni e dei Sindacati rappresentativi dei pensionati.
Roma 17/01/2007
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